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Wonder Woman non sarà più ambasciatrice Onu

L’Onu ha deciso di mettere fine alla sua campagna che usava l’eroina dei fumetti Wonder Woman come testimonial per i diritti e la forza delle donne. L’annuncio è di un portavoce del Palazzo di Vetro, che non ha fornito ulteriori spiegazioni.

Wonder Woman, incoronata Ambasciatrice Onu lo scorso ottobre, è rimasta in carica solo due mesi. La scelta di questo personaggio – nato negli Stati uniti nel 1941 e protagonista di una serie televisiva negli anni ’70 – aveva suscitato da subito tante polemiche. Una petizione contro Wonder Woman aveva raccolto 45mila firme.

Personale Onu volta le spalle in segno di protesta alla nomina di Wonder Woman Ambasciatrice Onu
Personale Onu volta le spalle in segno di protesta quando Wonder Woman viene scelta come Ambasciatrice

A molti infatti non piacevano le forme esibite e le scollature di Wonder Woman, simile più allo stereotipo della donna oggetto, piuttosto che simbolo della forza e della dignità delle donne.

Altri criticavano il fatto che all’Onu non avesse scelto una donna in carne ed ossa come testimonial della sua campagna, come se non ci fossero abbastanza donne coraggiose che si battono per i loro diritti e per far sentire la loro voce.

L’Onu stesso è sotto accusa per dare poco spazio alle donne ai suoi vertici. Non solo non c’è mai stato un segretario generale donna, ma – secondo uno studio – fra i dirigenti delle Nazioni Unite solo uno su dieci è donna.

Sarà maschio anche il prossimo segretario generale. L’ex premier portoghese Antonio Guterres è stato scelto all’unanimità dal Consiglio di sicurezza dell’Onu a dispetto del fatto che c’erano ben 7 donne candidate, alcune con più esperienza di lui.

Lo scorso agosto il segretario uscente Ban Ki Moon aveva detto che era venuto il tempo per una donna ai vertici dell’Onu, dopo 70 anni di vita dell’organizzazione e otto segretari generali tutti uomini.

Era nata anche una “Campagna per eleggere una donna Segretario Generale dell’Onu” su iniziativa di un gruppo di accademici. Il gruppo ha definito “una vergogna” la scelta di un ennesimo uomo alla poltrona più alta dell’Onu.

“Altro che soffitto di cristallo: è un soffitto d’acciaio che bisognerebbe rompere”, aveva dichiarato Susana Malcorra, una delle candidate e ministra degli esteri argentina.

  • Autore articolo
    Michela Sechi
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    Le rivolte sono partite stavolta dai lavoratori dei bazar e dall’inflazione, ma in due settimane le istanze sono diventate un movimento generalizzato che riguarda tutte le province e coinvolge anche le minoranze etniche, come ci spiega Paola Rivetti, docente alla Dublin City University (Irlanda), esperta di Iran: “Viviamo in un momento dove informazione e disinformazione sono spesso difficili da separare, ma queste proteste rappresentano sicuramente una minaccia esistenziale per il regime. E la risposta del regime non sembra efficace. Dopo quindici anni di proteste e di risposte sempre più repressive e violente, la piazza vuole la fine del regime”. I dubbi di un intervento militare USA o israeliano non semplificano lo scenario, anzi, come le voci che dalla diaspora vorrebbero già eleggere un nuovo capo sulla testa (come il figlio dell’ex monarca) delle tante differenze da ricomporre nel Paese. Di Paola Rivetti è in uscita per Laterza: "Storia dell'Iran, Rivoluzione, guerra e resistenza (1979-2025)". Ascolta l'intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampaglia.

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    Colonialismo e imperialismo. Due concetti che ritornano e forse non se ne sono mai andati. Il dibattito pubblico li usa come sinonimi di alcune eclatanti azioni dell’autoritarismo trumpiano: l’attacco al Venezuela con il rapimento di Maduro, le minacce a mezzo mondo, da Cuba alla Colombia, dalla Groenlandia a Panama. Le ferite del passato, il colonialismo di due e più secoli fa, e il colonialismo di oggi, per alcuni niente di più che protettorati. Pubblica ha ospitato Maria Rosaria Stabili, professoressa emerita di «Storia dell'America Latina» all'università di Roma Tre. Si è occupata nelle sue ricerche di temi come colonialismo, processi di occidentalizzazione, esilio. L’altro ospite è stato Marco Aime, antropologo, africanista e scrittore, già docente di antropologia culturale all'Università di Genova.

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