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Ucraina, il primo giorno di colloqui a Ginevra è stato teso. I nodi principali restano irrisolti

18 febbraio 2026|Sabato Angieri
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Il secondo giorno di negoziati tra Russia, Ucraina e Stati Uniti a Ginevra non si apre con buone aspettative. Ieri la delegazione russa ha definito tesi i colloqui tra le parti, il che quasi certamente vuol dire che non è andata bene come gli statunitensi speravano. I nodi principali da sciogliere restano sempre quelli delle garanzie di sicurezza e della cessione dei territori, ma su quest’ultimo punto ieri Volodymyr Zelensky è tornato a mostrarsi intransigente. Il popolo ucraino, ha detto, rifiuterebbe un accordo di pace che prevede il nostro ritiro unilaterale dal Donbass e la sua cessione alla Russia. Stavolta, tuttavia, il lavoro delle delegazioni non si svolge su un solo tavolo di discussione come nelle due sessioni precedenti ad Abu Dhabi, ma, da un lato, si stanno svolgendo dei bilaterali tra gli inviati di Mosca e Washington per discutere di investimenti, e, dall’altro, russi e ucraini lavorano con due diverse delegazioni, una politica e una militare che non sempre sono presenti contemporaneamente. È un’organizzazione complessa, che nelle intenzioni degli USA mira a frammentare i problemi maggiori in modo da risolverli più agilmente in piccoli gruppi di lavoro. Almeno questo è il tentativo degli uomini di Donald Trump. Oggi Zelensky vorrebbe che si firmassero le garanzie di sicurezza fornite dagli Stati Uniti, ma la Casa Bianca ha più volte lasciato intendere che senza le concessioni da parte di Kiev è difficile che si arrivi a definire un quadro chiaro o perlomeno lo scenario che gli ucraini reputano il migliore possibile, ovvero l’intervento diretto degli USA in caso di recrudescenza del conflitto.

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