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“Vorrei una vita normale per la mia famiglia”

Quando se n’è andato dalla Sicilia, da Casteldaccia, in provincia di Palermo, per trasferirsi a Milano Gianluca Maria Calì pensava di lasciarsi alle spalle i suoi problemi. Lui, imprenditore, aveva deciso di lasciare l’isola, perché minacciato dalla mafia. Il suo obiettivo, dare una vita normale alla sua famiglia. Aveva iniziato a lavorare in una concessionaria di auto.

Poi si era messo in proprio, aprendone una sua. Infine, ha aperto una filiale nel palermitano. Nel 2011 cominciano però gli atti intimidatori, le richieste di soldi, le minacce. Anche a Milano. Come quel giorno in cui due sconosciuti sono stati per dieci minuti in silenzio nel suo salone di auto a fissarlo immobile e poi se ne sono andati su una macchina con targa non registrata; oppure quando un uomo a bordo di un’auto con vetri oscurati ha chiesto alla babysitter, davanti alla scuola dei figli, se i bambini che erano con lei fossero i figli di Calì.

Ora, amara sorpresa, i problemi arrivano anche dai genitori dei compagni di classe dei suoi figli. Una rappresentante di classe ha scritto alla dirigente dell’istituto milanese frequentato dai due piccoli, di sei e sette anni, per dire che “sarebbe il caso che i bambini in questione uscissero da una porta secondaria e non all’orario canonico”. Altri genitori hanno detto che “stanno pensando di far cambiare scuola ai propri figli perché preoccupati per la loro sicurezza”. “Quello che chiedo è di far vivere una vita normale alla mia famiglia”, dice a Radio Popolare Gianluca Calì.

Ascolta qui l’intervista di Alessandro Braga a Gianluca Maria Calì

Intervista a Gianluca Maria Calì

  • Autore articolo
    Alessandro Braga
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    Le rivolte sono partite stavolta dai lavoratori dei bazar e dall’inflazione, ma in due settimane le istanze sono diventate un movimento generalizzato che riguarda tutte le province e coinvolge anche le minoranze etniche, come ci spiega Paola Rivetti, docente alla Dublin City University (Irlanda), esperta di Iran: “Viviamo in un momento dove informazione e disinformazione sono spesso difficili da separare, ma queste proteste rappresentano sicuramente una minaccia esistenziale per il regime. E la risposta del regime non sembra efficace. Dopo quindici anni di proteste e di risposte sempre più repressive e violente, la piazza vuole la fine del regime”. I dubbi di un intervento militare USA o israeliano non semplificano lo scenario, anzi, come le voci che dalla diaspora vorrebbero già eleggere un nuovo capo sulla testa (come il figlio dell’ex monarca) delle tante differenze da ricomporre nel Paese. Di Paola Rivetti è in uscita per Laterza: "Storia dell'Iran, Rivoluzione, guerra e resistenza (1979-2025)". Ascolta l'intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampaglia.

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    Colonialismo e imperialismo. Due concetti che ritornano e forse non se ne sono mai andati. Il dibattito pubblico li usa come sinonimi di alcune eclatanti azioni dell’autoritarismo trumpiano: l’attacco al Venezuela con il rapimento di Maduro, le minacce a mezzo mondo, da Cuba alla Colombia, dalla Groenlandia a Panama. Le ferite del passato, il colonialismo di due e più secoli fa, e il colonialismo di oggi, per alcuni niente di più che protettorati. Pubblica ha ospitato Maria Rosaria Stabili, professoressa emerita di «Storia dell'America Latina» all'università di Roma Tre. Si è occupata nelle sue ricerche di temi come colonialismo, processi di occidentalizzazione, esilio. L’altro ospite è stato Marco Aime, antropologo, africanista e scrittore, già docente di antropologia culturale all'Università di Genova.

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