Violenza razzista a Belfast. Come la destra estremista strumentalizza la cronaca per incendiare la Gran Bretagna

Stamattina Belfast si è svegliata tra macchine bruciate, finestre spaccate e case distrutte, dopo le violente proteste razziste di ieri sera. Gruppi di manifestanti, vestiti di nero e con il volto coperto, sono andati casa per casa e hanno dato fuoco a macchine e proprietà che secondo loro appartenevano ai migrati. Anticipando le violenze, molti hanno chiuso i loro negozi in largo anticipo e si sono barricati in casa, pregando di non essere individuati dalla folla. L’evento scatenante che precede queste proteste è avvenuto lunedì sera a Belfast, quando un trentenne sudanese ha attaccato un uomo con un coltello, in quello che è stato definito un tentativo di decapitarlo. La vittima ha perso l’occhio sinistro e ha subito gravissime ferite. Come ormai spesso accade, un testimone ha filmato l’attacco e il video è circolato sui social media, scioccando l’intero Paese. Qualche ora dopo, leader di gruppi di estrema destra, come Tommy Robinson, hanno iniziato a incitare all’odio online, invitando i loro seguaci a farsi sentire a Belfast. Da lì alla violenza di martedì sera è stato un attimo. Le proteste a Belfast, avvenute prevalentemente in quartieri unionisti e lealisti, sono solo l’ultimo episodio di una serie di proteste violente che continuano a sconvolgere il Paese. L’anno scorso e a gennaio di quest’anno c’erano state vaste proteste contro comunità di richiedenti asilo. Settimana scorsa, a Southampton, ci sono stati scontri violenti con la polizia e altri episodi di vandalismo. Anche nel caso di Southampton, la protesta è avvenuta in seguito a un crimine compiuto da una persona proveniente da una minoranza etnica. Il caso scatenante è stato l’omicidio di un 18enne inglese, Henry Nowak, accoltellato da un 23enne Sikh, che l’ha ucciso con un pugnale tradizionale. La storia della politica che strumentalizza i crimini commessi dagli immigrati è vecchia come il mondo. E il sentimento di orrore in seguito all’omicidio a Southampton o l’accoltellamento a Belfast è comprensibile e molto condivisibile. Ma la colpa di questi crimini non sta certo nel resto della comunità migrante o nelle minoranze, sta, semmai, in sistemi di supporto sociale e mentale che falliscono nell’individuare soggetti pericolosi e a rischio. Questa versione degli eventi non soddisfa, però, i più accesi sostenitori di questo movimento transnazionale che vede la colpa di tutto negli immigrati, come Tommy Robinson o persino Elon Musk, che ha condiviso su X l’invito a protestare a Belfast. E così, attraverso l’incitamento alla violenza sui social media, la gente si raduna per le strade convinta di avere una missione. La violenza su base razziale rischia di venire normalizzata in Regno Unito, un Paese la cui ricchezza culturale ed economica si fonda proprio sulla diversità. Chi incita all’odio non deve neanche più scusarsi per il disastro che appare il giorno seguente alla luce del sole. Stamattina Tommy Robinson ha scritto su X che, anche se non sostiene la violenza o l’idea di dare fuoco a una città, capisce benissimo la rabbia che sta alla base, visto che l’establishment a parole sue introduce nelle nostre comunità dei selvaggi non controllati che violentano, uccidono e abusano i nostri bambini. Il partito di estrema destra Reform UK ha già annunciato che, se andasse al governo, introdurrebbe un divieto assoluto di emettere visti per chiunque arrivi dal Sudan, il Paese dell’uomo che ha commesso l’attacco di lunedì sera a Belfast. E così, di generalizzazione in generalizzazione, le comunità migranti in Regno Unito hanno sempre più motivi per avere paura.
Articoli correlati


