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Vietato dire “Palestina Libera”. Macklemore escluso dal tour statunitense di Ed Sheeran

15 settembre 2026|Niccolò Vecchia
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L’esclusione del rapper Macklemore dal tour statunitense di Ed Sheeran va oltre la cronaca musicale e solleva interrogativi importanti sulla libertà di espressione riguardo alle azioni del governo israeliano.

Scelto come artista di apertura per dieci date di Sheeran, Macklemore si è esibito solo il 4 e 5 settembre al MetLife Stadium in New Jersey. Dal palco ha gridato “Palestina Libera” ed eseguito “Hind’s Hall”, suo brano del 2024 dedicato alle proteste pro-Gaza e alla piccola Hind Rajab, uccisa dall’IDF. Il rapper ha poi precisato che criticare il governo di Israele non equivale ad attaccare la comunità ebraica.

Nonostante ciò, dopo le critiche di figure come la cantante Pink, è intervenuto Robert Kraft. Proprietario dei New England Patriots e del Gillette Stadium, Kraft ha posto un veto sull’esibizione di Macklemore, accusandolo di “retorica antisemita” (richiamando un controverso episodio del 2014). Kraft ha poi mobilitato i proprietari di altri stadi, lanciando un ultimatum alla produzione: senza l’esclusione di Macklemore, i concerti di Sheeran sarebbero stati annullati. Di fronte al rischio, il colosso Messina Touring Group ha ceduto, estromettendo il rapper.

Sui social, Macklemore ha chiarito la rottura: dopo “conversazioni difficili” culminate in un totale disaccordo, ha evidenziato l’incapacità dell’amico Ed Sheeran di superare la propria storica posizione apolitica, pur riconoscendo che sia al centro di una situazione complessa. Ha poi respinto le accuse di antisemitismo, definendole un’arma per “proteggere Israele dal dover rendere conto delle proprie azioni”, e ha di non sentirsi però una vittima, perché “le vere vittime restano i civili palestinesi uccisi e deportati”.

La vicenda trascende lo show business. Robert Kraft non è solo un imprenditore, ma un influente miliardario da anni fervente sostenitore del governo israeliano e in particolare di Netanyahu. La sua iniziativa si traduce in una censura dettata puramente da rapporti di forza economici: in democrazia la censura è sempre un grosso problema, ma qui la proprietà privata di uno stadio diventa arbitro del dibattito politico. Un arbitro che peraltro applica palesi doppi standard, considerando che diversi impianti interessati dal veto a Macklemore hanno ospitato recentemente Kanye West, lui sì autore negli anni di feroci esternazioni antisemite.

La posizione di Sheeran non è neutra. Conoscendo l’impegno decennale di Macklemore per la Palestina, averlo invitato per poi ritrarsi dietro l’alibi dell’essere apolitico, evidenzia l’ipocrisia dello show business contemporaneo.

Eppure quelle due sole esibizioni hanno forse centrato l’obiettivo. Aver costretto figure come Kraft a un ricatto economico così plateale smaschera, davanti a un pubblico vastissimo, il meccanismo di censura sistemica contro chi critica il governo israeliano. Intanto Abdullah Hammoud, sindaco di Dearborn (Michigan), dove si trova uno degli stadi coinvolti, ha invitato Macklemore a esibirsi gratuitamente a spese dell’amministrazione. I prossimi giorni diranno se questa prova di forza, nata per silenziare il dissenso, si ritorcerà contro chi l’ha orchestrata.

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