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La legge elettorale approvata tra le proteste al Senato. Ora alla Camera l’attendono i voti segreti

15 settembre 2026|Anna Bredice
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Gli applausi a destra dell’emiciclo si sono confusi con le proteste e i cartelli alzati dell’opposizione, dove si leggeva a grandi lettere “No alla legge truffa”. Una truffa – così gridavano – perché Giorgia Meloni ha voluto disegnare su di sé una riforma del voto per permetterle di vincere e magari anche decidere il prossimo Capo dello Stato.

Il presidente del Senato La Russa, che si era molto attivato per caldeggiare il ballottaggio, ha dovuto rinunciare per il rifiuto degli altri alleati e così il tema resta: questa legge elettorale permetterà la vittoria della destra solo con l’alleanza con il generale Vannacci, senza vincerebbe l’opposizione. Lo dicono in maniera chiara gli ultimi sondaggi. Ed è con questo interrogativo per il governo che la legge elettorale ora sbarca alla Camera dei Deputati per un’approvazione che al momento prevedono veloce. Il 28 settembre si comincia. Entro metà ottobre il via definitivo, prima che scada un anno esatto dal voto delle ultime politiche, scongiurando il divieto di poter andare alle elezioni con lo Stabilicum. Così è chiamata la riforma elettorale, in omaggio alla famigerata stabilità sventolata da Giorgia Meloni, ma che ha ottenuto con il Rosatellum.

Alla Camera il voto definitivo avverrà con scrutinio segreto e tutto il malcontento anche dei partiti della maggioranza, la Lega ad esempio, potrebbe riversarsi lì, come è accaduto prima dell’estate. Soprattutto su un punto, quello dell’alternanza di genere che è stata introdotta in maniera del tutto insufficiente, non prevista per i capilista. Potrebbe essere quello il grimaldello per fermare la legge e non farne più nulla.

Nel frattempo, oggi c’è stata l’approvazione di una riforma che non prevede vere preferenze. È stato calcolato che solo il 20% dei parlamentari verrebbe eletto con le preferenze e solo tra i partiti più grandi. La riforma richiede migliaia di firme per i partiti nuovi che vogliono presentarsi e introduce un premio di maggioranza molto alto. Per Giorgia Meloni il 42% andava bene fino a pochi mesi fa, ora non più.

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