Ai bambini di Gaza il Nobel per la pace

A Venezia una standing ovation ha accolto il premio speciale della giuria a “Naza”, che racconta la guerra in Palestina attraverso le testimonianze di soldati israeliani che dai tetti di Tel Aviv con l’intelligenza artificiale uccidono gazawi. Artisti e Mostra del Cinema fanno ciò che politica, cultura, media colpevolmente rimuovono. Il riconoscimento a “Naza” segue il Leone d’argento dell’anno scorso a Kawthar ibn Haniyya per “La voce di Hind Rajab”, bambina palestinese di cinque anni uccisa nel 2024 dall’esercito israeliano assieme a sei familiari e due paramedici della Mezzaluna Rossa. «Crediamo che negare un crimine sia ciò che ne favorisce la persistenza», ha detto Yuval Abraham, regista di “Naza” insieme a Rachel Szor. È la stessa frase che viene ripetuta per ribadire la verità di Auschwitz e contrastare gli effetti destabilizzanti e diseducativi che i negazionisti della Shoah provocano in Europa e nel mondo. Ma il “mai più la guerra” e gli sforzi per alternative di pace, lotta a discriminazioni, pulizie etniche, genocidi appaion sempre più frustranti dopo ciò che si continua a vedere in Medio Oriente e negli altri 50 teatri guerra. Pensiamo all’esempio evento terribile in sé e per la portata simbolica dei funerali di Stato in Serbia al criminale di guerra Ratko Mladić, condannato all’ergastolo per Sarajevo e il genocidio di Srebrenica, il più grande in Europa dalla seconda guerra mondiale. A onorare “il macellaio di Bosnia” (così fu chiamato) migliaia di giovani nati dopo quei crimini. Tutto è perduto? No. Ai nostalgici di imperi passati che seminano odio e ignoranza, che fan di guerre, scontri di civiltà, difese di “sacri suoli” e confini un mantra, agli inoculatori di indifferenza e paure si può rispondere in positivo, dando testimonianza di “far bene” nell’etica quotidiana privata e pubblica e con iniziative che risvegliano le coscienze. Le ACLI ad esempio si son fatte paladine della proposta del filosofo Eugenio Mazzarella, rilanciata dal quotidiano dei vescovi Avvenire, di assegnare il Nobel per la Pace ai bambini di Gaza. Quasi 20mila persone han già aderito. L’iniziativa associa nel ricordo anche i bambini israeliani trucidati da Hamas il 7 ottobre (il Cardinal Zuppi a Marzabotto lesse i nomi di tutti i bambini uccisi a Gaza e in Israele!) e tutte le piccole vittime della violenza di adulti senza memoria e senza vergogna. Per chi vuole aggiungersi l’indirizzo è petizione.gaza@avvenire.it
Tornano i versi di Refaat Alareer, poeta ucciso il 6 dicembre 2023 in un raid israeliano mirato: «Se devo morire / che porti speranza / che sia una storia». Storia di dignità umana e di riscatto anche per noi, se si vuole evitare d’esser ritenuti un domani complici di chi uccide i piccoli gazawi avendo taciuto su quei crimini. Per fermare Netanyahu, le connivenze internazionali, i silenzi del Governo italiano che neanche si associa ai Paesi europei che sanzionano i coloni, occorre che “Naza” e La voce di Hind Rajab facciano avvampare le guance per l’inerzia, la pavidità, il quieto vivere, la pervasiva, colpevole mucillagine dell’anima, così da darci una salutare mossa.
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