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Campo largo. La doppia sfida di Schlein: a Conte e a Meloni

14 settembre 2026|Luigi Ambrosio
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Elly Schlein ANSA

Con un comizio vecchio stile per durata, più di un’ora e mezza, Elly Schlein ha lanciato due sfide. La prima, inevitabile, a Giorgia Meloni: “Andiamo a votare il prima possibile e vinciamo noi”. La seconda sfida, e non era scontato, a Giuseppe Conte, l’alleato riottoso che ancora ieri pronunciava sulla politica estera parole che mettevano in difficoltà il Pd: “Se faremo le primarie le vinceremo”.

“La vogliono premier qui”.
“E’ la festa dell’Unità, è naturale. Noi lavoreremo insieme, poi decideremo con gli alleati su accordo o primarie ma come dicevo non abbiamo paura di niente nemmeno del voto, l’importante adesso è concentrarci sul programma, è quello che si aspettano le persone da noi”.

“La candidata premier sarò io” ha detto quindi Schlein che dal palco incalzava avversari e alleati che immaginano altri schemi: “C’è chi tifa pareggio, c’è chi non vuole una persona di sinistra a Palazzo Chigi”. E ha aggiunto: “Le mie aggravanti personali, essendo donna, di quarant’anni, libera e non conforme a tutti gli standard”.
Una determinazione che nelle intenzioni serve anche a mettere un freno all’attivismo di Conte, applaudito anche alla festa dell’Unità, come spiegavano dirigenti del Pd mentre la segretaria era circondata dalle persone che volevano una foto con lei dopo il comizio. “Conte non può dare ordini né sull’Ucraina né su altro” dicevano tutti.
E se ci saranno le primarie, sicuri di vincere? La risposta erano le braccia che si allargavano a indicare il popolo dietro le transenne.
Tutto bene nel Pd quindi? No. Il comizio finale di Schlein è stato una botta di adrenalina che compatta il partito e i suoi militanti. Ma i problemi nella coalizione restano. A tutte le componenti del Pd piace la scelta di essere più assertiva di quanto sia stata fino a oggi, di essere uscita allo scoperto. Ma nessuno si illude che basterà a mettere tutti in riga. Lo schema è emerso nei dibattiti e veniva ribadito dietro le quinte anche ieri sera: blindare il programma entro il minor tempo possibile; cominciare a pensare anche ai nomi del futuro governo; tenere insieme il partito per non dare alibi agli altri; prendersi tutto il tempo necessario per decidere se fare le primarie; intanto, allargare il perimetro della coalizione. Per cercare di non lasciare a nessuno l’arma “fine di mondo”. Né ora né in una futura, ipotetica maggioranza.

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