Osserviamo una foto. È stata scattata venerdì notte a Mar-a-Lago, mentre le truppe americane bombardavano Caracas e rapivano Nicolas Maduro. La foto ritrae la tensostruttura da dove Donald Trump ha assistito all’operazione, ripresa proprio dai soldati americani. Sembrava di stare al cinema, ha commentato entusiasta Trump. Comunque, nella foto, a seguire l’operazione, c’è Trump. Alla sua sinistra il segretario di stato Marco Rubio. Alla destra il direttore della CIA John Ratcliffe. In un’altra foto, oltre a Trump si vedono uno dei suoi principali collaboratori e ispiratori, Stephen Miller, il capo del Pentagono, Pete Hegseth, il capo delle forze armate Dan Caine. Ci sono insomma tutti gli uomini forti di questa amministrazione, a osservare la dimostrazione di potenza americana. Tutti, meno uno. Il vicepresidente JD Vance.
L’assenza di Vance non è ovviamente passata sotto silenzio. Ai giornalisti che ne hanno chiesto ragione, è stato detto che si è preferito non trasportare d’urgenza il vicepresidente a Mar-a-Lago, per non dare l’impressione che qualcosa di importante stesse per succedere. La cosa può sicuramente valere per la notte dell’operazione. Ma non spiega il quasi silenzio in cui Vance è sprofondato in questi giorni. Il vicepresidente ha fatto un post su X domenica, in cui ringrazia le forze armate per l’operazione, che lui dice essere motivata dalle accuse di narcoterrorismo di Maduro. Poi, praticamente, più niente. La quasi assenza.
Si tratta di un dato significativo, considerato il clamore che spesso Vance ha provocato con le sue prese di posizione. Pensiamo per esempio agli attacchi all’Europa. Si tratta però di una quasi assenza che ha delle ragioni. Due, in particolare. La prima è ideologica. Vance è espressione di quel mondo isolazionista, contrario a interventi militari all’estero, poco incline ai vari regime change, nation building, esportazioni della democrazia, di cui anche Trump, almeno sino a un certo punto, è stato sostenitore. L’idea di soldati americani mandati a occupare il Venezuela non gli piace, nemmeno per sfruttare il petrolio venezuelano – di qui la sua insistenza sul fatto che si tratti di un’operazione motivata dal ruolo di Maduro nel traffico di droga. Vance è insomma il rappresentante di un conservatorismo molto lontano da quello, neocon e ferocemente anticomunista, incarnato da Marco Rubio, secondo molti il vero ispiratore di questa operazione.
C’è però una seconda ragione, che può forse spiegare il silenzio di Vance. Non è ideologica, ma è di calcolo politico. Vance è uno dei più probabili candidati repubblicani alle presidenziali 2028. Tra i suoi rivali ci sarà probabilmente Marco Rubio. Sulla base del passato, vedi Iraq, Afghanistan, Vietnam eccetera, Vance sospetta che anche questa nuova esplosione colonialista americana possa trasformarsi in un clamoroso fallimento. E quindi preferisce, almeno sino a quando le cose non saranno più chiare, starne fuori. Nel caso la vicenda finisca in un pantano, sarà un pantano da usare contro Rubio nel 2028.


