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Usa – Iran: nonostante la firma, l’intesa è fragile

19 giugno 2026|Michele Migone
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Libano

Lo scambio tra USA e Iran è stato chiaro: Washington garantisce che Benjiamin Netanyahu non prosegua la sua campagna in Libano e Teheran, promette che Hezbollah non attaccherà più il nord di Israele. Tra le righe, questa è la lettura dell’articolo 1 del Memorandum d’Intesa. Non è scritto nero su bianco, ma la formula usata fa intendere che sia previsto anche il ritiro delle truppe israeliane dal sud del Libano, ritiro che il governo israeliano ha già rifiutato di fare perché vuole mantenere una zona cuscinetto, motivo per cui Hezbollah si sente autorizzato a colpire i soldati di Tel Aviv che si trovano oltre il confine. Il nodo libanese non si scioglie, come era prevedibile. Il cessate il fuoco annunciato oggi pomeriggio è stato violato subito dopo. Secondo la Cnn, fonti dell’amministrazione Trump hanno però fatto sapere al regime iraniano che non ci sarà un’escalation da parte israeliana. Il dialogo può quindi proseguire. Per Teheran, la questione Hezbollah rimane una delle linee rosse da non superare. Per Netanyahu, il Libano è anche lo strumento per sabotare l’intesa tra USA e Iran, un accordo che ha messo in una difficile posizione strategica Israele e in una complicata situazione politica il primo ministro a pochi mesi dalle elezioni politiche. L’intelligence USA ha già avvertito Trump che Netanyahu non si fermerà. Rispetto a qualche settimana fa, quando gli attacchi israeliani su Beirut fecero saltare le trattative, ora la situazione è diversa. Donald Trump ha dovuto firmare il memorandum per permettere la riapertura dello Stretto di Hormuz, gli iraniani si sentono vincitori, con il coltello dalla parte del manico, ma in queste ore sembra più evidente che la questione non sia chiusa. Il documento firmato l’altra sera appare sempre di più una tregua tra le parti, piuttosto che il viatico per un accordo completo da siglare nei prossimi mesi. Pochi credono al fatto che si raggiunga. Non ci crede per esempio la guida suprema Khamenei, non ci crede J.D Vance che avrebbe dovuto recarsi in Svizzera e che invece è rimasto a Washington. Le scommesse sono su quanto tempo le armi ancora taceranno nel Golfo Persico.

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