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Usa. È incostituzionale cancellare i finanziamenti a radio e tv pubbliche, come voleva fare Trump

01 aprile 2026|Roberto Festa
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NPR ANSA

L’ordine esecutivo con cui lo scorso maggio Donald Trump aveva cancellato i finanziamenti a NPR e PBS, quindi radio e televisione pubbliche, era stato un segnale molto chiaro, l’ennesimo, dell’atteggiamento della allora nuova amministrazione verso la libera stampa. Nell’ordine, Trump scriveva che “non importa quali punti di vista promuovano NPR e PBS. Ciò che conta è che nessuna delle due emittenti offre ai cittadini contribuenti una rappresentazione equa, accurata o imparziale degli eventi attuali”.

Lo stop ai fondi era stato solo un episodio della guerra mossa dall’amministrazione. Dopo poco, aveva infatti chiuso, proprio per mancanza di fondi, la Corporation for Public Broadcasting, l’organo del Congresso che sino ad allora aveva gestito oltre un miliardo di dollari in finanziamenti per radio e tv pubbliche. Il taglio dei fondi avveniva all’interno di quella riduzione forte della spesa pubblica operata dal Doge di Elon Musk. Ma, ovviamente, trattandosi di stampa che aveva mantenuto un distacco critico nei confronti del presidente, il taglio dei fondi più che da necessità di bilancio sembrava dettato da una volontà di sbarazzarsi di voci critiche. La cosa la dice ora, esplicitamente, un giudice americano, Randolph Moss del distretto di Columbia che spiega che “il Primo Emendamento traccia un limite”, che il governo non può oltrepassare, “per punire o sopprimere opinioni non gradite”.

In altre parole, con il suo ordine Trump avrebbe chiaramente, manifestamente preso di mira la libertà di parola di NPR e PBS, cosa che appunto confligge con il Primo Emendamento, che vieta di limitare le libertà fondamentali: religione, parola, stampa, riunione pacifica e diritto di petizione. Non solo. Il giudice Moss fa notare che, tagliando quei soldi, l’amministrazione non ha colpito soltanto la libertà di opinione delle emittenti. Quei soldi servivano infatti per finanziare i sistemi tecnologici di radio e tv. Servivano a garantire la sicurezza dei giornalisti che lavorano in zone di guerra; servivano per produrre o distribuire musica, programmi per bambini o altri programmi educativi, o documentari.” Tutto, appunto, cancellato.

Una reazione, da parte dell’amministrazione, c’è già, ed è ovviamente di sfida. Si accusa il giudice di essere un attivista, nominato da Barack Obama, e che quindi la sentenza è segnata da un pregiudizio anti amministrazione. Si ripete che NPR e PBS non hanno alcun diritto a godere dei finanziamenti pubblici, e si annuncia l’appello. In effetti, a parte l’iter giudiziario di questa vicenda, il tema è soprattutto uno. I finanziamenti sono già stati bloccati, i repubblicani del Congresso hanno seguito Trump, la Corporation for Public Broadcasting è già stata smantellata, ed è difficile si possa tornare indietro. Il danno, all’informazione pubblica, è già stato fatto.

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