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L’Italia fuori dai mondiali, la roulette dei rigori e il passato felice che non basta più

01 aprile 2026|Luca Parena
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Disfatta Italia, fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva

L’Italia è fuori dai mondiali, prima ancora di giocarli, una, due, tre volte. Concentrando lo sguardo sul risultato della partita di ieri in casa della Bosnia è per certi versi inevitabile. L’eliminazione ai calci di rigore fa male, fa ancora peggio. L’eliminazione ai rigori dopo 120 minuti di sofferenza, 80 minuti in 10 contro 11, l’illusione del gol del vantaggio e almeno un paio di grandi occasioni sprecate per chiudere la partita. Concentrarsi solo su questo, però, è anche fuorviante. Certo, una vittoria ai rigori, anche fortunata, avrebbe ridato all’Italia quella qualificazione ai mondiali che manca dal 2014 e che mancherà per almeno altri 4 anni. Ma forse, non avrebbe cambiato molto per un movimento, quello del calcio maschile, ancora per qualche motivo aggrappato a un passato felice che, salvo rare eccezioni, non esiste più da 20 anni. Dopo gli addi di Mancini e Spalletti, le scelte di Rino Gattuso, commissario tecnico, di Gigi Buffon, capodelegazione della nazionale, erano un messaggio tanto chiaro quanto sinistro, che suonava più o meno così “puntiamo su chi vinse i mondiali in campo nel 2006 per tornare c’è bisogno di loro”. La strada dell’Italia del calcio è ancora quella di credere in punti fermi che non ci sono più, invece di lavorare per costruirne di nuovi. Ma se due eliminazioni non erano bastate per cambiare qualcosa prima, è difficile credere che assegnare il punto di svolta sia il mondiale mancato per la terza volta di fila.

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