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L’Uruguay vince contro “big tobacco”

 

Il Presidente dell’Uruguay ha annunciato ufficialmente una piccola-grande notizia che potrebbe cambiare il corso delle relazioni commerciali internazionali. Nel 2010 la multinazionale del tabacco Phillip Morris aveva citato in causa l’Uruguay perché la politica di prevenzione del tabagismo troppo restrittiva del paese sudamericano “danneggiava i suoi interessi”. Il Presidente a Montevideo all’epoca era il più importante oncologo uruguayano, Tabaré Vazquez, oggi di nuovo presidente dopo l’intervallo di Pepe Mujica durante il quale è stata liberalizzata la cannabis. Il tribunale competente era il CIADI (il modello ispiratore per TPP e TTIP) presso la Banca Mondiale. Un meccanismo di ricomposizione delle controversie al quale aderiscono volontariamente gli Stati. Davanti a questo tribunale si possono presentare le imprese multinazionali che ritengono di essere state danneggiate da un determinato governo. In sostanza, una giustizia commerciale parallela ai canali degli ordinamenti giuridici nazionali davanti al quale gli stati e i privati hanno lo stesso peso.

A distanza di 10 anni la causa è stata rigettata dal Ciadi creando un precedente per altre cause simili in corso (ad esempio Australia), sempre intentate dal gigante a stelle e strisce. Con questa sentenza si riafferma per la prima volta a questo livello la prevalenza dell’interesse pubblico, in questo caso della salute pubblica, rispetto agli interessi commerciali. Un’inaspettata inversione di rotta rispetto alla tendenza dilagante, a partire dagli anni ’90, a ridimensionare sempre di più le prerogative del pubblico rispetto agli interessi dei privati. Un risultato che conferma che sul tema della salute è stato toccato il limite rispetto alla libertà d’impresa. Un limite niente affatto scontato ai tempi del mercato basato sulla retorica del “libero è sempre e comunque bello”.

  • Autore articolo
    Alfredo Somoza
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