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Ungheria. Confermate le condanne ai due antifascisti per lo stesso caso di Ilaria Salis, che dice: processo politico

30 settembre 2026|Alessandra Tommasi
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Maja T.

Ammanettata ai polsi e condotta in aula al guinzaglio. Anche oggi Maja T. è comparsa davanti ai giudici ungheresi che l’hanno condannata a sette anni di carcere nelle stesse condizioni di Ilaria Salis prima di lei. Come lei accusata – praticamente senza prove – di aver aggredito alcuni neonazisti a Budapest nel 2023. Maja T. però è ancora in carcere. E oggi la Corte d’Appello ha confermato che ci resterà pur diminuendo di un anno la sua pena. Ma per Maja T., persona non binaria, le condizioni a cui è sottoposta già da due anni sono ancora più difficili. L’anno scorso l’antifascista ha avviato uno sciopero della fame durato 40 giorni: denunciava perquisizioni intime, cimici e scarafaggi, videosorveglianza continua. Per non parlare dell’isolamento costante; una vita “disumana” nel carcere di un Paese che discrimina e viola i diritti delle persone Lgbtqia+. Con lei confermata oggi la condanna anche a Gabriele Marchesi, 6 anni di carcere. Marchesi è però in Italia, a Milano: le autorità non hanno mai dato l’okay per l’estradizione, per i “reali rischi di violazione dei suoi diritti fondamentali” nel Paese. A differenza di quelle tedesche per Maja T., già nel 2024, e di quelle francesi, oggi per Rexhino Abazai, anche noto come “Gino”. Lui verrà estradato in Germania e da lì, si teme, come Maja T. verso l’Ungheria. Ilaria Salis ha parlato di condanne spropositate – alcuni giorni di prognosi dei neonazisti puniti con diversi anni di carcere – e denunciato, ancora una volta, il forte condizionamento politico di processi iniziati sotto Viktor Orban.

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