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Una generazione imprevedibile e incontrollabile che fa paura a Giorgia Meloni

31 ottobre 2026|Roberto Maggioni
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C’è un popolo contro Giorgia Meloni. È un popolo che fatica ad arrivare alla fine del mese o che studia in scuole fatiscenti. Un popolo fatto di giovani e dai loro genitori. Un popolo fatto di lavoratori della logistica come di docenti o dipendenti pubblici. Un popolo fatto anche da un gruppetto di sedicenni che a Milano sorreggevano uno striscione con scritto sopra “la generazione contro l’inflazione”.
Roba da vecchi dovrebbe essere l’inflazione, e invece.
In queste mobilitazioni le questioni materiali – casa, lavoro, reddito – sono esplose. Questo popolo è molto simile a quello che ha votato NO al referendum sulla giustizia e che è sceso in piazza un anno fa contro il genocidio a Gaza. Anche lì a fare da collante tra giovani e meno giovani era stato uno sciopero generale del sindacato di base USB. Studenti e lavoratori, la somma ha portato in piazza in tutta Italia oltre un milione di persone. Lo striscione d’apertura dello spezzone studentesco a Milano recitava: “Riprendiamoci il futuro”. E dietro su un cartello tenuto in mano da una ragazza: “Sono il futuro, ma senza un futuro”. Una citazione da un brano del rapper Massimo Pericolo che evidentemente ben descrive lo stato d’animo di questa Generazione Z. Che a Milano è stata anche Generazione Maranza, come scritto su due striscioni. E lo spezzone dei giovani del Giambellino insieme agli educatori di zona cantava “Siamo tutti quanti maranza”. Una delle parole più abusate in questi anni, usata per marginalizzare le seconde generazioni, ripresa ora dai ragazzi con ironia per toglierla di bocca alla destra. Anche alcune bandiere italiane lungo il corteo hanno fatto quell’effetto: togliere potere a certi simboli. Che forse è la cosa che fa più paura a chi sta al Governo: avere a che fare con una generazione imprevedibile e incontrollabile.

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