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Una donna non si arrende mai: il messaggio universale di Narges Mohammadi

12 ottobre 2026|Michele Migone
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Il regime iraniano sta facendo molta pressione su Narges Mohammadi nel tentativo di zittirla. Qualche giorno fa è stata arrestata sua nipote. Un chiaro messaggio. In questo momento il Premio Nobel per la Pace 2023 si trova fuori dal carcere perché la pena è stata sospesa per consentire le cure mediche necessarie dopo che nel maggio scorso ha avuto un attacco cardiaco in cella.

Le autorità iraniane cercano di ammansirla con la minaccia di farla tornare in prigione. Per lei sarebbe una vera e propria condanna a morte. Narges Mohammadi però non ha alcuna intenzione di smettere di parlare. Lo fa in questo periodo in particolare con delle interviste che, attraverso canali riservati, concede in occasione dell’uscita della sua autobiografia “Una donna non si arrende mai”, edito in Italia da Marsilio.

Anche Radio Popolare è riuscita a raggiungerla: “Questo libro è qualcosa di più di un ricordo, è qualcosa di più del racconto della vita di una donna ed io ho cercato in ogni sua riga, in ogni sua pagina di dipingere le condizioni della popolazione iraniana e delle donne iraniane e di come nelle loro vite, nella loro vita quotidiana lottino per raggiungere i propri diritti di esseri umani”.

Nel libro racconta la scelta dell’impegno civile e politico e il prezzo che ha dovuto pagare in tutti questi anni, tra cui, per lei il più doloroso, la separazione dai figli. La descrizione degli anni di prigione rimarcano ancora una volta la crudeltà della Tortura Bianca, la cella d’isolamento: “Tentano di ridurre a zero il discernimento e la volontà delle persone. Tentano di svuotare, appunto, gli esseri umani del loro esseri umani. E ogni volta che riescono a privarli della loro identità e della loro personalità riescono a dominare le loro menti e a raggiungere i propri scopi securitari e politici”.

Uscito dal carcere in modo clandestino, il manoscritto che poi è diventato un libro, parla del suo grande sogno: la democrazia in Iran. Ma il suo messaggio è valido anche per un’Occidente che appare distratto, indifferente, se non ostile a questa forma di governo. Per questo, la sua lotta, che è quella del popolo iraniano, diventano un messaggio universale per tutti coloro che credono nei diritti e nella libertà: “Dopo averla raggiunta la democrazia, non può essere abbandonata a se stessa. Non può durare in eterno senza che ci si occupi di rafforzare i suoi pilastri fondamentali. Ritengo che oggi nel mondo odierno ci debbano essere maggiori azioni e attenzioni rispetto al passato e credo che sia lo stesso anche per i diritti. Se la società e gli esseri umani e le donne hanno ottenuto dei diritti che sono poi diventati leggi, ciò non significa che questi diritti siano immuni ad ogni attacco”.

Il termometro per una società che si considera democratica è il livello di diritti delle donne. In Iran la loro lotta contro l’oppressione si sovrappone a quella dell’intero popolo iraniano per la libertà. In Occidente, misura la compiutezza della democrazia: “Ogni volta che si mostra indifferenza verso i diritti delle donne, i pilastri della democrazia e dei diritti umani tremano e si indeboliscono“.

(Traduzione di Leyla Mandrelli)

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