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Una destra arroccata cerca il modo di sopravvivere

24 marzo 2026|Luigi Ambrosio
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Governo Meloni

Ora in realtà, nonostante le rassicurazioni di Nordio, qualche testa potrebbe cominciare a rotolare. I responsabili della sconfitta più sacrificabili senza che salti il governo stanno al ministero della Giustizia. Nordio, il ministro, si è già arroccato nella ridotta di via Arenula e far saltare un ministro rischierebbe di far venir giù tutto. Le sue parole nell’intervista di stamattina sono chiarissime. Giusi Bartolozzi, la sua capo di gabinetto che definì i giudici “plotone di esecuzione” che lui difende potrebbe invece essere trasferita. Andrea Delmastro, il sottosegretario che fece affari con un uomo di mafia potrebbe essere costretto a dimettersi anche se è legatissimo a Meloni. La presidente del Consiglio ha bisogno di un sacrificio per andare avanti. Ora la sua maggioranza è a rischio. Se riesce ancora a tenere il controllo sul suo partito, Fratelli d’Italia, con gli alleati le cose si faranno molto più difficili. Forza Italia già sussurrava ieri di fronte agli exit poll: “Qualcosa nel governo dovrà cambiare”. A Marina e Piersilvio lo schiacciamento su Trump non è mai piaciuto, il debole Tajani e la autoproclamata “pontiera” Meloni erano già stati avvisati, e la sconfitta darà nuova forza al malcontento dentro al partito dei Berlusconi. Ma dall’altra parte c’è Salvini che, mentre a Roma si consumava la sconfitta, se ne stava sereno a Budapest a sostenere il filorusso Orban e ad attaccare Zelensky. Una Meloni azzoppata dalla sconfitta farà molta fatica a tenere insieme quello che insieme non può stare. Anche perché i soldi sono finiti. Il Pnrr non c’è più, chi farà la prossima finanziaria si assumerà la responsabilità di nuovi sacrifici. Altro che giochetti come lo sconto carburanti solo durante le settimane elettorali. Tutti dicono “andiamo avanti compatti”, nella maggioranza, ma i calcoli si stanno già facendo. Anche perché dall’altra parte, a sinistra, le primarie chieste da Conte per la leadership potrebbero logorare il fronte. Perché concedere loro del tempo prezioso? Ma per votare Meloni deve cambiare la legge elettorale per evitare una disfatta al Sud, e l’unico modo per farlo è il solito metodo di sempre: la riforma a colpi di maggioranza, senza le opposizioni. Esattamente il metodo usato per la riforma della magistratura e bocciato dagli italiani che hanno detto tre volte no in 20 anni a riforme – della Costituzione – fatte a maggioranza. Servirebbe moderazione ma la destra italiana moderata non lo è mai stata e le prime analisi del voto segnalano una ulteriore spinta alla radicalizzazione. Quegli “avanti compatti” pronunciati ieri voglion dire promesse di ulteriori chiusure.

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