Viva l’Italia che resiste! Meloni bocciata. Vince il No con quasi il 54%, i Sì al 46%

Riforma della giustizia e Meloni bocciate. Al referendum i no poco sotto il 54%, i sì poco sopra il 46%. L’affluenza al 57,3% è più alta delle aspettative e, al contrario delle stime dei sondaggi, ha rafforzato i no che in totale sono quasi 15 milioni. C’è un forte dato geografico: il sì ha vinto solo nelle tre regioni del Nord Est: Lombardia, Veneto, Friuli. Il no trionfa al Centrosud e nelle fasce di età più giovani. Meloni dice che il governo andrà avanti, mentre a destra iniziano le accuse incrociate, e la Lega resta ancora in silenzio. Le opposizioni: ora creiamo l’alternativa, Conte e Schlein parlano di primarie. I comitati per il no, motore della campagna referendaria, stanno festeggiando in piazza in diverse città richiamando la resistenza contro lo stravolgimento della costituzione.
Da Roma, Maria D’Amico:
di Anna Bredice
“Oltre le aspettative”. Questa è la reazione di tutti, politici, comitati per il No, di fronte al risultato. È lo stupore di una vittoria che è anche un dono prezioso che 14 milioni di No hanno dato a partiti, sindacati, associazioni che hanno fatto campagna referendaria in questi mesi in maniera unitaria e diffusa. Soprattutto un messaggio da parte dei giovani all’opposizione, “giovani e Sud hanno salvato la Costituzione”, ha detto Marco Sarracino dal Pd, parlando di un “governo tanto antimeridionalista come questo”. Una vittoria che è la difesa della Costituzione, un messaggio dice Angelo Bonelli, che deve valere per tutti, compreso il Governo. Per la quantità di voti e per l’affluenza è anche un voto politico che ora i partiti devono maneggiare con cura. Ogni leader ha fatto dichiarazioni dalle proprie sedi, ma poi si sono riuniti tutti in piazza Barberini e su un palco improvvisato si sono fatti fotografare insieme, gridando “unità”, mentre dal pubblico si gridava “Siamo tutti antifascisti”. “Alle politiche vinceremo noi”, ha detto Elly Schlein in una breve conferenza stampa, “sono pronta ad incontrare gli altri per decidere come andare avanti” aggiunge. C’è da pensare, infatti, alle prossime elezioni, questo è il primo passaggio, Giuseppe Conte, il primo a commentare il risultato, ha colto il momento per lanciare le primarie per scegliere il candidato della coalizione, Schlein ha raccolto l’invito, “mi sono sempre detta favorevole”. Ma oggi è il momento di festeggiare questo risultato. L’arroganza della destra che non ha voluto mai confrontarsi con l’opposizione in Parlamento quando si è discussa la riforma, una destra sconfitta al referendum. Su un palco improvvisato i leader politici sono intervenuti, oggi è una festa che vale come risposta per l’aggressività e l’arroganza del Governo, per i giovani è un modo per rispondere alle leggi fatte contro di loro in questi anni. Per questo è un risultato che ha un valore politico forte.
Per il governo Meloni si apre un futuro difficile dopo la sconfitta al referendum
di Luigi Ambrosio
Che sarebbe andata male per la destra lo si capiva dalle poche facce in Transatlantico prima degli exit poll: raggianti quelle del Pd che già analizzavano i flussi di voti in arrivo da Sud. Sorrisi tirati da parte dei pochi presenti di Forza Italia. Assenti tutti gli altri. Poi la speranza è durata un soffio di vento. Ed è iniziato subito il rito ipocrita delle dichiarazioni di rito: Meloni a denti stretti a dire che rispetta il voto ma che c’è rammarico per l’occasione persa. Nordio che dà la colpa agli italiani che non hanno capito anche se loro si erano sforzati di spiegare la riforma con parole facili. Dove con il “noi” del comunicato intende sé stesso, plurale maiestatis. Tajani che non si fa vedere dalle telecamere e, preoccupato com’è di venire licenziato da Marina e Pier Silvio Berlusconi, si affida a un comunicato per dire “noi abbiamo fatto il possibile”. Noi in questo caso inteso “noi di Forza Italia”.
Salvini si dilegua, è a Budapest a un comizio a sostegno di Orbán. Attacca Zelensky, attacca Soros, per ore fa finta di nulla e poi se ne esce con la dichiarazione di ordinanza: “Rispetto per gli elettori, governo avanti compatto e determinato”. Tutti dicono di rimanere compatti, ma è iniziato lo scaricabarile. Su Tajani troppo debole. Sulla Lega che non ha lavorato abbastanza. Su Meloni che ha difeso Delmastro. Sugli italiani che non hanno capito. Sarà dura con le finanze traballanti da gestire senza un piano di sviluppo e senza più i fondi del Pnrr. Con Meloni che ha perduto da tempo il “tocco magico” della sintonia con gli italiani ed è vista con sospetto all’estero, sia da Trump che dagli europei che la considerano una di cui non fidarsi.
Barelli di Forza Italia trova il coraggio di dire che ora cercheranno il dialogo con le opposizioni. Ora che sono stati sconfitti. Intanto ci si inizia a chiedere chi sarà il capro espiatorio. Quanto durerà Delmastro nella carica di vice ministro della Giustizia. Che fine farà Nordio. A Mulè di Forza Italia chiediamo se dopo tre riforme della Costituzione approvate a colpi di maggioranza in 20 anni e bocciate dagli italiani non sia il caso di cambiare atteggiamento e lui risponde attaccando le opposizioni. Ci proveranno ancora, a fare da soli, con la legge elettorale, a colpi di maggioranza. Anche se questo voto ha detto che questo governo è retto da una maggioranza parlamentare senza popolo.
Dopo la vittoria del No si apre una nuova prospettiva politica per l’Italia
di Michele Migone
Il colpo per Giorgia Meloni e il suo governo è duro. Per la prima volta, dopo quattro anni, la sconfitta del Sì determina una frattura tra la presidente del Consiglio e il Paese. Negli ultimi giorni prima della consultazione, di fronte a sondaggi negativi, aveva tentato di ribaltare la situazione con un’imponente presenza televisiva. È riuscita a mobilitare buona parte del suo elettorato, ma, allo stesso tempo, la sua mossa è stata controproducente perché, da quello che appare, ha convinto a tornare alle urne una larga fetta dell’astensionismo di sinistra. Ed è questo il fattore politico più importante della giornata. Il voto espresso è stato un voto politico, un rifiuto dell’azione complessiva dell’esecutivo. Non è stata bocciata solo una pessima riforma, ma più in generale un progetto che colpiva l’equilibrio dei poteri, l’ambigua adesione di Meloni al trumpismo e una politica asfittica sui temi sociali più importanti. A un anno dalle probabili elezioni anticipate, il Paese è ormai contendibile. Nelle prossime ore, le analisi dei flussi elettorali diranno quali siano stati gli astensionisti tornati alle urne, ma soprattutto quale importanza abbia avuto il voto dei giovani. Questo fattore potrebbe mutare il panorama politico nei mesi che precedono le prossime elezioni politiche. I leader del Campo Largo dovranno essere molto attenti nel gestire questo tesoretto elettorale. Se c’è stata questa straordinaria partecipazione al voto non è dipeso tanto da loro, quanto dall’opposizione al governo. Giorgia Meloni ha accettato la sconfitta. Aveva già detto che non si sarebbe dimessa, ma è evidente che ora nella maggioranza inizia una fase più difficile. Ci potrebbero essere fibrillazioni. Ci sarà il tentativo di varare una nuova legge elettorale, ma il risultato di oggi impedisce dei colpi di mano, delle forzature eccessive; mette la parola fine al progetto del premierato, almeno per questa legislatura. Da oggi, una nuova pagina può essere scritta nella storia della politica italiana.
Il voto in Lombardia e a Milano
Anche in Lombardia c’è stata una partecipazione straordinaria: l’affluenza è stata del 63%. Ha vinto il sì con il 53%, il no si è fermato al 46%. In voti assoluti il risultato del no è stato imponente rispetto alle ultime elezioni regionali. I voti per il no (2.229.000) sono il doppio di quelli andati al centrosinistra alle elezioni regionali del 2023 (1.101.410).
Otto capoluoghi di provincia su dodici sono andati al No. Il Sì ha vinto solo nelle città di Cremona, Lecco, Sondrio e Varese. A Milano, dove l’affluenza è stata del 65%, il No ha vinto con il 58%. Il Sì si è fermato al 41%. La sinistra a Milano città vince anche senza il contributo di Azione e +Europa, schierati per il Sì, e con Italia Viva che aveva lasciato libertà di voto.
In serata la festa in piazza Duomo, con tanti giovani: “Oggi l’analisi della sconfitta la fanno gli altri”. Da Piazza Duomo, Chiara Manetti:
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