The Drone Song, la canzone cantata dai giovani sfollati della Striscia diventa un simbolo di protesta contro l’Eurovision

Abu Amsha è un coordinatore del Conservatorio Nazionale palestinese a Gaza. Intitolato nel 2004 al grande intellettuale Edward Said, il Conservatorio Nazionale di Musica della Palestina è stato istituito nel 1993 a Ramallah, in Cisgiordania, e negli anni si è ramificato nei territori palestinesi, con sedi aperte a Gerusalemme, Betlemme e, nel 2012, a Gaza. Dopo il 7 ottobre 2023, la sede del Conservatorio di Gaza è stata completamente distrutta dai bombardamenti israeliani, e tutti gli strumenti sono andati persi.
Fra mille difficoltà il Conservatorio ha cercato di continuare ad essere presente e ha organizzato attività nei campi, indirizzate soprattutto ai bambini. E’ il lavoro che ha fatto Abu Amsha, cercando di far funzionare la musica come terapia. Fra i tanti problemi, uno era l’incombente presenza dei droni israeliani, che angosciava i suoi giovani studenti, li deconcentrava, e rendeva loro persino difficile ascoltarsi gli uni con gli altri mentre facevano musica. Un giorno Amsha stava facendo cantare un gruppo di bambini e ragazzi, quando è arrivato un drone israeliano, col suo rumore ossessivo: i suoi allievi volevano interrompere la lezione, ma Amsha li aveva spronati dicendo che nessuno doveva fermarli e proponendo di andare avanti a cantare prendendo il suono del drone come un bordone.
È nato così The Drone Song, basato su Shayl ya Jamal Shayl, una canzone ispirata al folklore palestinese di Zaid Hilal, che, di Betlemme, a otto anni aveva cominciato a studiare al Conservatorio palestinese ed è diventato un amato protagonista della musica del suo popolo. Interpretato da Abu Amsha e dai suoi Gaza Birds Singing, una formazione composta da bambini sfollati di Gaza e da insegnanti di musica, The Drone Song è stato messo in circolazione il 2 ottobre dello scorso anno: è diventato un simbolo della protesta contro la guerra e della resistenza contro l’oppressione e l’aggressione israeliana, ed è stato valorizzato da artisti di diverse parti del mondo, adattato in altre lingue, fatto ascoltare durante manifestazioni per la Palestina.
Adesso il brano è stato ri-registrato e adottato dalla campagna #VoteJustice4Palestine, accompagnato da una clip (guardala qui) in cui, mentre un drone sorvola col suo sinistro ronzio, Abu Amsha con un gruppo di ragazzi e ragazze palestinesi canta la canzone sulle macerie del Rashad Shawa Cultural Center, di cui alcune immagini rievocano l’attività di spettacoli e concerti. #VoteJustice4Palestine è una campagna di protesta contro la partecipazione di Israele ad Eurovision, in corso in questi giorni a Vienna, e contro il genocidio dei palestinesi, che è un genocidio anche culturale, che a Gaza ha portato alla distruzione di reperti archeologici, biblioteche, centri culturali, teatri, istituzioni – come appunto il Conservatorio – e all’uccisione di musicisti, artisti, poeti e intellettuali, un genocidio culturale che in molte forme è in corso anche in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.
Nella settimana di Eurovision, quest’anno boicottato da diversi Paesi – fra cui la Spagna, uno dei membri cardine della manifestazione – e oggetto di proteste a contestazioni senza precedenti, #VoteJustice4Palestine invita – invece di votare per i partecipanti al concorso – a votare simbolicamente per la Palestina condividendo e facendo circolare il più possibile The Drone Song sui social e in rete. Il 27 aprile Eurovision ha celebrato i suoi settant’anni con uno spettacolo notturno che ha mosso nel cielo di Vienna ben tremila droni: The Drone Song è un voto contro i droni della guerra e dell’oppressione, e contro quelli dell’indifferenza.
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