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Un pomeriggio in mezzo ai riot nel centro di Milano

18 ottobre 2026|Roberto Maggioni
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Un pomeriggio di rivolta giovanile nel centro di Milano. O forse teppismo? O forse voglia di emulare i cugini francesi? O forse prendersi il centro della città più ricca d’Italia e la sua merce. Quella di alcune vetrine. Un pomeriggio di scontri e furti, ragazzi arrivati dalle periferie delle città. Quella periferia che da Milano si estende per tutta la Lombardia. “Da dove arrivi, Milano?” chiedo a un ragazzo. “Zona” mi risponde. L’inizio alle 15 di piazza Duomo, la polizia fa controlli con profilazione razziale. Ferma giovani con look che in questi anni è stato descritto come “maranza” e le facce da stranieri. Foto al volto, foto di documenti. Un ragazzo viene portato via da una macchina della polizia. Il gruppo di ragazzi con quel look aumenta e alle 16.30 sono tantissimi. Si raggruppano fischiando, un modo come un altro per riconoscersi e dire dove sono. Alle 16.40 il gruppo più grosso imbocca via Torino. Sfondano Foot Locker. Poi Champions. Poi un Carrefour e poi altre decine di negozi. Per 20 minuti la polizia lascia fare e presidia Duomo, poi interviene la celere. È il fuggi fuggi. Ma la giornata non è finita, chi è arrivato oggi a Milano vuole fare casino, spaccare le vetrine, prendere un po’ di merce, fare dei video, scontrarsi con la polizia. E così va. Via Orefici, via Dante, piazza Cairoli. Decine di vetrine vengono giù. Ci sono molti fermi, alcuni di questi di ragazzi che stavano magari solo filmando, ma con quel look lì: tuta, borsello, giacca. Oggi è stato il secondo tempo di ieri, ieri più scontri, oggi più riot e con ancora più voglia di fare casino. Per esistere, forse, in questa società dello spettacolo. Qualcosa di nuovo per Milano, qualcosa di simile visto in riot di anni passati in Inghilterra e Francia. È un fenomeno sociale e come tale da indagare. Le etichette che useranno solo il linguaggio della repressione – che inevitabilmente dovrà esserci – alimenteranno questo fuoco.

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