La classe politica è incapace di comprendere cosa sta succedendo

Dalla classe politica, dopo gli scontri di Milano, di Bologna e delle altre città dove ieri ci sono state le manifestazioni, continuano ad arrivare le prese di posizione che ti aspetti. A destra si criminalizza il dissenso. A sinistra si distingue tra “manifestanti violenti”, “minoranze”, e “necessità di comprendere le ragioni della protesta”. Tutto nei canoni della comunicazione tradizionale.
La classe politica nel suo complesso dimostra di non possedere gli strumenti per interpretare le piazze. Non li possiede nessuno, probabilmente, quegli strumenti. Ma sarebbe necessario fare lo sforzo di darseli. Da Meloni, Salvini e tutta la destra non ci si può aspettare nulla di diverso. Gli scontri di piazza sono l’occasione per fare un po’ di campagna elettorale: solidarietà ai poliziotti, croce addosso alla sinistra che “sta coi violenti”, nessun interesse a comprendere da dove nasca quella rabbia. Anche perché quella rabbia il governo ha contribuito ad alimentarla, con i decreti sicurezza, con le politiche economiche, con la gestione muscolare delle piazze.
La sinistra, che sta all’opposizione in Parlamento ma governa le città, non sa cosa dire ai giovani e giovanissimi che si ribellano alla marginalità a cui sono condannati: distingue tra buoni e cattivi ma dovrebbe chiedersi perché non sia un interlocutore, perché non è stata considerata un punto di riferimento dai ragazzi, italiani o con background migratorio, che sono andati in piazza.
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