Approfondimenti

Ultima corsa

“Ultima corsa” è la rubrica a cura di Roberto Morandi in onda ogni mercoledì alle 11.20 in Localmente Mosso. Parla di ferrovie dimenticate, di binari che si inerpicano sulle montagne, di tratte nate per soddisfare le esigenze di un’industria che non c’è più. Alcune sono ancora in funzione e viene la tentazione di saltare su uno di quei trenini di legno per inseguire sogni di villeggiatura d’altri tempi. Altre sono cadute in disuso e non ne rimane che una stazione abbandonata, o due binari paralleli che non vanno più da nessuna parte. Ogni settimana Roberto Morandi ci propone un viaggio che è insieme scoperta dei nostri territori e tuffo nella storia.

 

Prima puntata: ferrovia del Basso Sebino, il treno operaio che al Lago ci andava non per piacere ma per trasportare ghisa e acciaio.

ultima corsa – prima puntata

Seconda puntata: i treni dell’Ossola, protagonisti a loro modo della storia della repubblica partigiana nata nell’estate del 1944.

ultima corsa – seconda puntata

Terza puntata: la Lugano-Ponte Tresa, ferrovia fondamentale per i pendolari italiani che lavorano in Canton Ticino.

ultima corsa – terza puntata

Quarta puntata: la Suzzara Ferrara, ultimo lembo ferroviario della Lombardia, tra cascine, campi e borghi dell’Oltrepo mantovano.

ultima corsa – quarta puntata

Quinta puntata: centocinque chilometri tra il lago e i monti, lungo i binari tortuosi della Brescia-Edolo.

ultima corsa – quinta puntata

Sesta puntata: la lunga storia del Gambadelegn, il trenino a carbone che collegava Milano a Magenta.

ultima corsa – sesta puntata

Settima puntata: le ferrovie bergamasche, soppresse tra il ’66 e il ’67, che trasportavano operai in val Seriana e villeggianti in val Brembana.

ultima corsa – settima puntata

Ottava puntata: L’Adda, in viaggio tra stazioni abbandonate e vecchie centrali elettriche che sembrano castelli medievali o ville gotiche.

ultima corsa – ottava puntata

Nona puntata: Da una parte l’acqua placida, dall’altra la roccia, divise solo dal binario unico della linea che corre sulla sponda magra del lago Maggiore.

ultima corsa – nona puntata

Decima puntata: in valle Scrivia a bordo del trenino, poco più di un tram, che collega Casella a Genova.

ultima corsa – decima puntata

Undicesima puntata: la ferrovia del lago di Lecco e della Valtellina, un binario storico che fa ancora parte della quotidianità di molti.

ultima corsa – undicesima puntata

Dodicesima puntata: la ferrovia abbandonata di Valmorea è oggi un percorso ciclabile tra i boschi lungo il fiume Olona.

ultima corsa – dodicesima puntata

Tredicesima puntata: Carlo Cattaneo e la ferrovia delle barche trainata da cavalli lungo i Navigli milanesi.

ultima corsa – tredicesima puntata

Quattordicesima puntata: la Como-Lecco, da un lago all’altro.

ultima corsa – quattordicesima puntata

Quindicesima puntata: Mantova-Peschiera, una linea serpeggiante che ora non c’è più.

ultima corsa – quindicesima puntata

Sedicesima puntata: sul Lago d’Orta con una ferrovia secondaria.

ultima corsa – sedicesima puntata

Diciassettesima puntata: Voghera-Varzi, tra le colline dell’Oltrepò.

ultima corsa – diciassettesima puntata

Diciottesima puntata: in Valsesia i treni non viaggiano più.

ultima corsa – diciottesima puntata

  • Autore articolo
    Roberto Morandi
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    Noi e altri animali È la trasmissione che da settembre del 2014 si interroga su i mille intrecci di una coabitazione sul pianeta attraverso letteratura, musica, scienza, costume, linguaggio, arte e storia. Ogni giorno con l’ospite di turno si approfondisce un argomento e si amplia il Bestiario che stiamo compilando. In onda da lunedì a venerdì dalle 12.45 alle 13.15. A cura di Cecilia Di Lieto.

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    Il pubblico ministero alle dipendenze della politica? C'è già! Per trovarne qualche traccia, inutile cercare nella legge Meloni-Nordio, che smembra il Csm e stravolge l’autonomia delle toghe con la scusa della separazione delle carriere dei magistrati. E’ la legge su cui voteremo nel referendum di fine marzo. Il pm che dipende da criteri generali e criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale è già scritto, nero su bianco, nella cosiddetta riforma Cartabia del processo penale. Le norme della Cartabia (legge n.134/2021) prevedono che sia il parlamento a dettare criteri generali per le indagini. Se è il parlamento a doversene occupare è probabile che a decidere sia allora la maggioranza di governo. Dunque, la maggioranza parlamentare detta i criteri generali e poi – secondo la legge Cartabia – gli uffici del pm individuano i criteri di priorità (questo sì, questo no) tra i vari reati. Infine, il pm si adegua. Una forma di dipendenza c’è, anche se forse più blanda di quella paventata dai sostenitori del NO (un pm alle dipendenze del Guardasigilli). Ora, la norma è contenuta in una legge delega approvata dal parlamento cinque anni fa e che il ministro Nordio dovrebbe attuare con decreti legislativi. Ma questo non sta avvenendo. Perchè Nordio tiene chiusa in un cassetto la legge Cartabia? Pubblica lo ha chiesto all’ex magistrato Nello Rossi, direttore della rivista giuridica “Questione giustizia” (Magistratura democratica), autore con Armando Spataro (ex pm ed ex membro del Csm) di «Le ragioni del NO» (Laterza 2025). «Questa legge – racconta Nello Rossi - è stata relegata nel dimenticatoio perchè era un utile meccanismo di coordinamento tra il parlamento e le procure della repubblica. La maggioranza di destra l'ha sistematicamente ignorata, lasciata nel cassetto. A loro non interessa questo meccanismo di coordinamento. Il che poi giustifica scelte come quelle di un meccanismo di controllo del pubblico ministero da parte dell'esecutivo».

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    FABRIZIO BOZZETTI - MARGHERITA DEI RIBELLI - presentato da Ira Rubini

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    Sguardi, opinioni, vite, dialoghi al microfono. Condotta da Massimo Bacchetta, in redazione Luisa Nannipieri.

    Tutto scorre - 15-01-2026

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    Strage di Lampedusa: identificata la vittima 186

    Solo poche delle 368 vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 hanno un corpo e un nome, sia perché molti corpi non sono stati recuperati, sia perché solo di pochi c’è stato un prelievo del Dna e la faticosa ricerca del match con i parenti delle vittime che si sono rintracciate nel corso di questi anni. Ma il Comitato 3 Ottobre, organizzazione no profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa, continua a lavorare con i familiari e con il Labanof, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano, per dare un nome a ciascuno di loro. “Chiediamo solo di recuperare i morti e raccogliere i campioni, quest’anno siamo riusciti a dare una risposta a 12 famiglie, ce ne sono altre 65 che hanno chiesto il nostro aiuto solo nell’ultimo mese”, ci spiega Tareke Brhane, Presidente Comitato 3 Ottobre, che chiede il riconoscimento di una Giornata della Memoria, da celebrare ogni 3 ottobre a livello europeo per onorare i migranti deceduti, così come le persone che hanno rischiato la propria vita per salvarli.

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    Presto Presto - Interviste e Analisi di giovedì 15/01/2026

    Giuseppe Acconcia, Docente di Storia Delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Milano analizza la ripercussione della violentissima repressione sulle manifestazioni iraniane e prova a delineare quale potrebbe essere la via d'uscita del regime e la tenuta delle proteste. Riccardo Noury, portavoce Amnesty Italia, presenta l’iniziativa di venerdì con Women Life Freedom for Peace and Justice sulla scalinata del Campidoglio per esprimere solidarietà alla popolazione iraniana. Il Ministro degli Interni ieri in Parlamento ha definito Hannoun, il presidente dell'Associazione di solidarietà con la Palestina in carcere con l'accusa di aver finanziato Hamas, capo di una cellula di Hamas in Italia, ma cosa dicono le carte della Procura di Genova? Ce lo spiega  Mario Di Vito, giornalista de il manifesto, che racconta come le accuse contro Hannoun arrivino da un'agenzia dell'intelligence israeliana senza possibilità di verifica e soprattutto senza prove (come dice la stessa agenzia). Tareke Brhan presidente del Comitato 3 Ottobre, organizzazione non profit fondata all'indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013 in cui 368 persone persero la vita, ci racconta l'identificazione della vittima 186 del maxi naufragio,  un uomo, originario dell'Eritrea, sepolto al cimitero di Bompensiere nel Nisseno, che grazie all'equipe di Labanof dell'Università di Milano ha finalmente un nome.

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