Ucraina. Il rischio di una guerra senza fine

“Sia l’esercito russo, sia quello ucraino hanno bisogno di un cessate il fuoco”.
A dirlo alla vigilia del quarto anniversario di guerra è stato il presidente Volodymyr Zelensky in un’intervista al Financial Times. Il leader di Kiev sostiene che i nemici non sono riusciti a sfondare in nessuno dei fronti aperti, che ogni chilometro quadrato è costato loro delle perdite altissime e che a sud-est, nell’area di Zaporizhia, l’esercito ucraino è addirittura riuscito a recuperare un po’ di terreno. Per quanto le dichiarazioni di Zelensky siano una mossa negoziale, c’è un dato empirico alla base. In tutti questi mesi di rimandi e temporeggiamenti, l’esercito russo non è riuscito a conquistare tutto il territorio che Vladimir Putin già reclama come suo. Ma c’è anche un altro dato lampante. Zelensky sa che presto o tardi la sua leadership sarà messa in discussione. Il quinto anno di guerra per la carriera politica e la vita dell’attuale presidente ucraino saranno decisivi. Gli accordi sulla fine della guerra con la Russia saranno il suggello del suo mandato, che, da presidente guerriero, potrebbe trasformarlo nell’uomo che ha venduto i territori della patria o in quello che l’ha svenduta agli Stati Uniti. Non si può scartare nessuna ipotesi, in queste ore, in cui da un confine all’altro del Paese risuona l’inno ucraino di fronte ai cimiteri stracolmi di bandierine giallo e blu. Se Zelensky è ancora lì, se i leader europei possono presentarsi in processione oggi a Kiev, lo devono principalmente ai corpi che sotto quelle bandierine giacciono sepolti e che oggi si adornano per l’ennesima volta dei fiori e delle lacrime di migliaia di vedove e orfani.
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