Francia, i liceali di Carcassonne si mobilitano contro il nuovo sindaco di estrema destra

Qual è secondo voi la soluzione per togliere le persone dalla strada? Persone senza tetto o che non riescono ad arrivare a fine mese e che sono obbligate a fare l’elemosina in città? Basta rendere la pratica illegale con un decreto anti mendicité, che potremmo tradurre con “decreto anti-accattonaggio”! O almeno, questa è stata la soluzione del nuovo sindaco di Carcassonne, Christophe Barthès che ha così vietato l’accesso al centro città a tutte le persone che chiedono l’elemosina.
Situata a meno di cento chilometri a sud-est di Tolosa, Carcassonne è una cittadina di circa 46 mila persone che, alle scorse elezioni municipali, è passata all’estrema destra. Il candidato del Rassemblement National ha infatti preso, lo scorso marzo, il posto dell’ex sindaco Gérard Larrat, della coalizione di destra.
“Pulire davanti alle porte dei nostri concittadini, sia in senso letterale che figurato”, questa era la promessa di Barthès che, appena eletto, ha da subito messo in atto un forte programma di estrema destra. Sul programma elettorale della sua lista “Demain Carcassone” (letteralmente “Domani Carcassonne”) il sindaco Barthès mette in primo piano la sicurezza, come nella maggior parte dei programmi del partito di Marine Le Pen e Jordan Bardella. A questa si aggiungono altre priorità tipiche del partito, come il patriottismo, le questioni militari e la protezione del patrimonio della città. Delle promesse che, insieme ad una giurata lotta contro la disoccupazione, risuonano bene a Carcassonne, una città in cui la popolazione è (secondo i dati dell’INSEE) stabile dal 2016 ma in cui il numero degli over 60 è in costante aumento. Bisogna sottolineare che la regione di Carcassonne, l’Aude, è il terzo dipartimento della Francia metropolitana con il più alto tasso di povertà (21%), che nella città raggiunge il 25%. Il 40% dei cittadini che hanno votato per il sindaco spiegano a diversi media francesi che sperano che Barthès dia nuova vita al centro della città e alla sua economia.
Barthès porta la fascia tricolore da meno di un mese, ma le critiche e polemiche sul suo conto si stanno moltiplicando. Dopo le polemiche che ha sollevato il suo decreto anti-accattonaggio, il neo sindaco è stato al centro dei media anche per aver tolto la bandiera europea dalla facciata del municipio e, recentemente, per essersi infiltrato in un gruppo di liceali della città, che stavano organizzando delle azioni di protesta.
Alcuni liceali degli istituti Paul-Sabatier e Jules-Fil hanno infatti creato a fine marzo un gruppo per sostenere lo sciopero nazionale intersindacale e protestare «contro l’ascesa dell’estrema destra». I ragazzi hanno quindi creato un gruppo di discussione su Instagram per organizzarsi in anticipo. È proprio in questo gruppo che si è infiltrato il neo sindaco Barthès, che ha postato il seguente messaggio: “Buongiorno, abbiamo raccolto i nomi utente di tutti i membri del gruppo e, qualora non venisse presentata alcuna richiesta di autorizzazione alla prefettura o dovessero verificarsi atti di vandalismo, ne abbiamo già informato la polizia. Buona giornata.”
Il neo sindaco ha negato di essere all’origine di quel messaggio, nonostante una professoressa del liceo Jules Fil abbia confermato al quotidiano Libération che, cliccando sul nome utente, instagram rinviasse proprio al profilo del sindaco.
Qualche giorno dopo, nonostante le presunte minacce di Barthès, circa 200 studenti di Carcassonne hanno tenuto diverse azioni di protesta, attraversando la città in direzione del municipio.
Davanti alle polemiche e all’insediarsi del neo sindaco, i giovani di Carcassonne sembrano creare un vero e proprio fronte di resistenza, concretizzatosi nella creazione del collettivo «Nous Carcassonne». Riunito sotto lo slogan: “La violenza e la divisione non hanno mai costruito una città”, in tre giorni il gruppo contava già 400 giovani aderenti.
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