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Tutte le incognite del Senato

L’unica cosa che appare certa ad oggi è che Renzi vuole che dal Senato questa volta esca la legge sulle unioni civili. Nessun rinvio è possibile, ma che legge sarà lo si capirà solo la prossima settimana quando verrà affrontato lo scoglio sulle adozioni.

Oggi si entra nel vivo perché in aula ci sarà il primo test sulle pregiudiziali di costituzionalità, ma il voto sarà palese: i gruppi dichiareranno cosa pensano delle unioni civili, con divisioni evidenti all’interno del Pd, dove si cerca una mediazione, con poche e precise modifiche per evitare il rischio di andare a sbattere contro l’incertezza dei voti segreti. Quanti saranno non è ancora dato sapere, lo stabilirà il presidente Grasso nei prossimi giorni, quando si conoscerà il numero degli emendamenti che restano sul tavolo: pochi e chiari, frutto di un tentativo di accordo tra i gruppi di maggioranza, che però, più di tante altre riforme, mette in luce divisioni e approcci ideologici differenti.

Alfano da una parte, il Pd dall’altra, anche se la componente cattolica dem rimane sempre contraria all’adozione, soprattutto dopo il Family Day ed è per questo che nessuno, nemmeno tra gli strenui difensori del testo Cirinnà, si sente di scommettere sull’esito della stepchild adoption. Perché l’adozione del figlio del partner passi ci sarà bisogno dei voti compatti del Pd, di Sel e dei Cinque Stelle, e il voto segreto è un’arma preziosa e trasversale per chi vuole far fallire accordi su un tema delicato come questo e per chi vuole sabotare un’ennesima vittoria di Renzi su una riforma importante.

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    Anna Bredice
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    Centinaia di migliaia di persone in 50 città, secondo gli organizzatori, tanti studenti e movimenti per la Palestina insieme ai lavoratori hanno animato le piazze dello sciopero generale indetto unitariamente dalle sigle del sindacalismo di base contro la manovra economica. Una manovra di guerra, condizionata dalla necessità di aumentare le spese militari e che taglia salari e stato sociale, il centro della protesta. A Roma la manifestazione si è concentrata davanti a Montecitorio, molto partecipati anche i cortei di Milano e di Genova, aperto dai lavoratori portuali insieme a Greta Thunberg. A Torino un gruppo di manifestanti a volto coperto ha fatto irruzione nella redazione de LA Stampa, vuota per lo sciopero, lasciando scritte e buttando all’aria materiali di lavoro. Il Cdr e il sindacato dei giornalisti hanno duramente condannato l’atto. A Venezia ci sono state cariche e l’uso di idranti quando i manifestanti hanno cercato di raggiungere la sede dell’industria militare Leonardo. Le interviste realizzate al corteo di Milano da Martino Fiumi.

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