Le ondate di calore non sono più un’eccezione. Le nostre città devono cambiare

Oggi è prevista l’allerta massima di caldo. Per la prima volta 27 città sono in bollino rosso, cioè tutte quelle incluse nel monitoraggio. Da Trieste a Bari, da Milano a Palermo, da Genova a Venezia. Fa caldo e si sente, e in città si sente ancora di più. Di giorno il caldo arriva dal sole, la sera arriva dall’asfalto: più la città è costruita, più immagazzina e continua a rilasciare calore. Le aree più urbanizzate registrano fino a 5 gradi in più rispetto alle campagne.
Più passano gli anni, più diventa chiaro che le nostre città sono state pensate per un clima che non esiste più. Il clima è cambiato, e quindi le città devono cambiare. La domanda è come. Martina Stefanoni ne ha parlato con Stefano Caserini, docente di mitigazione dei cambiamenti climatici dell’università di Parma e assessore all’ambiente e all’azione sul clima del comune di Lodi.
Caldo e siccità, però, non sono un problema solo per le città, ma anche per il settore agroalimentare. Sono un problema per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico, ieri parlavamo del Danubio in secca, è un tema che riguarda anche i nostri fiumi, le campagne, le coltivazioni. E quindi poi anche il cibo. Stefano Calderoni è il responsabile Acqua e Ambiente della Cia, la confederazione italiana agricoltori:
Articoli correlati


