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Turchia. Erdogan azzera i vertici dell’opposizione e chiude un’università indipendente

25 maggio 2026|Serena Tarabini
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Proteste a Instanbul contro Erdogan del Partito Popolare Repubblicano CHP

Nel giro di poche ore la Turchia è stata attraversata da uno sciame di eventi che si delineano chiaramente come ulteriori passaggi del piano di progressivo smantellamento dell’ordine democratico ad opera del presidente Recep Tayp Erdogan. Il fatto principale, che ha portato di nuovo in piazza migliaia di manifestanti a Istanbul (foto) ed Ankara è stata la decisione della corte d’appello turca di annullare il congresso del 2023 del Partito Popolare Repubblicano CHP, la principale forza di opposizione, invalidando di fatto l’elezione dell’attuale leader Ozgur Ozel: la sentenza ha aperto la strada all’ex leader Kilicdaroglu, che ha perso tutte le elezioni principali durante i suoi 13 anni alla guida del partito, di conseguenza un avversario molto più comodo per Erdogan. Un’interferenza giudiziaria che l’ex sindaco di Istanbul Imamoglu, dal carcere dove è rinchiuso da più di un anno, ha definito non solo come un colpo di Stato contro il suo partito, ma contro l’intera nazione. Proprio in queste ore la polizia turca, chiamata dallo stesso Kilicdaroglu, è entrata nella sede principale del partito ad Ankara e ha costretto ad andarsene il suo presidente eletto. Quasi in contemporanea Erdogan firmava un decreto che ha revocato la licenza della prestigiosa Università Bilgi a Istanbul, considerata una delle più liberali e indipendenti della Turchia. Quella che è di fatto una chiusura dell’ateneo, che mette in enorme difficoltà oltre 20 mila studenti e circa 1000 fra docenti e ricercatori, è un evento senza precedenti nella storia del Paese, mai avvenuto neanche durante dittature militari.

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