Elezioni. In Lombardia si vota in 93 Comuni: la posta in gioco per centrodestra e centrosinistra

L’obiettivo ufficiale, dichiarato, per la destra è quello di strappare due capoluoghi di provincia al centrosinistra, invertendo il trend che vuole in Lombardia un predominio di Pd e alleati nei grandi centri, e confermare più amministrazioni possibili nei piccoli Comuni, magari aumentarle, per rinsaldare una base elettorale necessaria al centrodestra per continuare a governare a livello regionale. Quello più importante, non ufficiale e non dichiarato, è una resa dei conti tra partiti alleati, per pesarsi e pesare sulle future scelte, le comunali di Milano del prossimo anno e quelle regionali dell’anno successivo. Se per Fratelli d’Italia i risultati elettorali di questi giorni, non solo in Lombardia, sono una specie di elezioni di mid term, in cui Meloni spera di non vedersi ridimensionata ulteriormente, dopo la batosta referendaria, in terra lombarda la competizione è in particolare con la Lega, in chiave futura. Se i meloniani dovessero confermarsi partito più grosso della coalizione, difficilmente i salviniani potranno insistere nella scelta del successore di Attilio Fontana, dopo che hanno strappato la candidatura di Alberto Stefani in Veneto negli scorsi mesi. C’è poi Forza Italia, in competizione costante con la Lega, e che al Pirellone ha quasi raddoppiato i consiglieri e da tempo lascia intendere, pur non facendo richieste ufficiali, che vorrebbe una maggiore rappresentanza a palazzo Lombardia. Ma la tornata elettorale porta anche a situazioni di rottura, con diversi Comuni in cui gli alleati si presentano divisi. E, per la prima volta, ci sarà anche Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, alla prima prova elettorale e pronto a pesarsi nelle urne.
Quale la posta in gioco invece per il centrosinistra?
La conferma della guida delle due città capoluogo è l’obiettivo minimo che il centrosinistra spera di centrare. Sarebbe un buon motivo di festa, e confermerebbe che Partito Democratico e alleati hanno una sorta di predominio nelle città più grandi, a differenza dei Comuni minori, dove spesso, invece, è il centrodestra a farla da padrone. Sul piano delle alleanze, può essere un buon test per il campo largo, anche se in diverse realtà, a Mantova per fare l’esempio più eclatante, il Movimento5Stelle va da solo, in alternativa al centrosinistra, e in altri Comuni si assiste a variegate alleanze, con l’ala centrista divisa dal Partito Democratico o, al contrario, posti dove sono i partiti che a livello nazionale rappresentano la parte più sinistra della coalizione che si alleano, invece, con partiti ancora più a sinistra, e non rappresentati a livello parlamentare. Tutte questioni da considerare, in vista delle due prossime scadenze lombarde di un certo rilievo: le elezioni comunali a Milano del prossimo anno e quelle regionali l’anno successivo. C’è poi l’aspetto politico più generale: dopo la batosta inflitta al referendum sulla giustizia, un buon risultato in questa tornata amministrativa potrebbe mettere un altro granello di sabbia nell’ingranaggio della destra, che sembra meno invincibile di solo pochi mesi fa.
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