Trump: uso della forza e minacce all’Onu

Il discorso di Donald Trump all’Onu è stata la rivendicazione di una politica imperiale basata sull’uso della forza laddove sia ritenuto necessario per gli interessi americani, una politica finalizzata al controllo delle risorse, specialmente nell’Emisfero Occidentale, sintetizzata con una chiara espressione: “Il bottino appartiene ai vincitori”. Di fronte a una platea silenziosa, il presidente USA ha iniziato il suo discorso magnificando la forza economica, tecnologica e militare degli Stati Uniti. In un comizio politico avrebbe avuto il senso di galvanizzare gli elettori, al Palazzo di Vetro, Trump invece ha voluto mandare un messaggio ai competitori: l’America non è in declino. Un messaggio necessario visto la perdita di credibilità di Washington. È stata la premessa per poi passare al clou del discorso: l’Iran. Mai un presidente USA aveva usato quel palco per minacciare di annientamento un Paese straniero. Trump l’ha fatto, dicendo di essere di fronte a una scelta: arrivare a un accordo o distruggere l’Iran. “Sono sicuro che dopo le elezioni di Medio Termine ci sarà un’intesa” ha detto. Quello che è però apparso chiaro è che il presidente USA è pronto a tornare alla guerra. Il messaggio era rivolto ai pasdaran, ma anche all’opinione pubblica statunitense. Il voto di novembre non inciderà sulla decisione. L’ultima parte del discorso è stata dedicata all’Emisfero Occidentale. Trump ha rivendicato l’attacco al Venezuela perché, ha detto, ha portato poi all’accordo con cui gli USA controllano il petrolio di Caracas. Citando i cartelli di droga del Messico, ha minacciato altri interventi armati nel continenti; ha preannunciato la fine del regime di Cuba e ha fatto un collegamento tra l’Havana e il nemico interno, i comunisti e i socialisti americani, lo spettro che ha iniziato ad agitare in vista del Med Term. Infine la Groenlandia. Ha annunciato la costruzione di due grandi basi militari e il veto USA su ogni investimento straniero. Se confermato nell’accordo, non è l’annessione, come voleva, ma un controllo di fatto delle ricchezze dell’isola.
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