Per la prima volta da decenni un presidente degli Stati Uniti non ha avuto copertura video

Per la prima volta in decenni, oggi il presidente degli Stati Uniti non ha avuto copertura video. Dopo il bando a CNN, MS Now e Politico, i network del White House Press Pool, quindi ABC, CBS, NBC e Fox News, hanno sospeso la copertura video in solidarietà con i colleghi bannati. Colleghi bannati che hanno annunciato che faranno causa all’amministrazione per essere stati appunto esclusi dalla Casa Bianca perché a Donald Trump non piace come fanno informazione. Vale la pena anzitutto spiegare cos’è il White House Press Pool, che è un’istituzione negli Stati Uniti, creata durante la presidenza di Dwight Eisenhower. Sostanzialmente, si trattava di riprendere il presidente degli Stati Uniti durante i suoi annunci, incontri sia alla Casa Bianca, ma anche sull’Air Force One, durante i suoi viaggi, insomma, in situazioni e spazi che non rendevano possibile che le centinaia di giornalisti accreditati alla Casa Bianca seguissero il presidente. In altre parole, non potevano starci tutti, sull’aereo presidenziale o nella sala ovale, e quindi alcuni network si prendevano in carico di essere gli occhi e le orecchie di tutti gli altri media. Quindi, a loro toccava registrare, diffondere le dichiarazioni del presidente, che poi venivano riprese da tutti gli altri. Chi avrebbe fatto parte di questo White House Press Pool? La Casa Bianca demandò la scelta all’Associazione dei Corrispondenti della Casa Bianca. Sarebbe cioè spettato agli stessi giornalisti decidere, volta per volta, chi doveva seguire il presidente. L’Associazione dei Corrispondenti ha sempre passato i nomi dei giornalisti accreditati all’ufficio stampa della Casa Bianca, che poi emetteva i pass agli accreditati.
Le testate scelte sono nei decenni cambiate, come è cambiata anche la composizione del pool di giornalisti. Attualmente, del White House Press Pool facevano parte: tre giornalisti di agenzie di stampa, due giornalisti della carta stampata o di testate online, un giornalista radiofonico, quattro fotografi e una troupe televisiva composta da un produttore, un tecnico audio e un operatore di ripresa. La cosa è andata avanti senza problemi per decenni. I giornalisti di diversi orientamenti e testate potevano criticare pesantemente un presidente, ma a nessun presidente è mai venuto in mente di attaccare o escludere i giornalisti critici. Non è venuto in mente a nessuno, se non appunto a Donald Trump, che nel febbraio 2025, da poco entrato alla Casa Bianca per il suo secondo mandato, ha preso il controllo degli accrediti. Cioè, dallo scorso febbraio è la Casa Bianca, e non più l’Associazione dei Corrispondenti, a decidere quali giornalisti possono seguire il presidente e diffondere il suo messaggio. Quello dello scorso weekend è quindi una sorta di passo ulteriore nel tentativo di controllare il lavoro della stampa. Cioè, dopo aver preso il controllo degli accrediti, Trump esclude addirittura dall’entrata alla Casa Bianca quei giornalisti che non gli piacciono.
Lui continua a dire, lo ha scritto anche oggi su Truth Social, che non ce l’ha con la libertà di stampa, ce l’ha con le Fake News propagandate da certi media. È certo, comunque, che i giudici gli daranno torto. Negli Stati Uniti la stampa gode di ampie protezioni, e un presidente non può controllare e decidere cosa la stampa può dire di lui. È probabile che anche Trump lo sappia, e che tutto questo polverone contro le fake news sia giustificato dalla volontà di distogliere l’attenzione dai tanti problemi che travagliano la sua amministrazione.
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