La dura lotta per chi comanda segna l’avvio della campagna elettorale

Ieri Salvini non aveva fatto in tempo a scendere dal palco di Pontida, dove aveva annunciato il congresso straordinario per uscire dall’angolo, che Meloni gli rubava la scena annunciando il decreto con cui il governo vuole introdurre regole che complicano l’accesso a scuola dei figli dei migranti. Se la sono giocata in realtà, con Pontida che metteva in scena un teatrino squallido con tanto di donne in burqa sul palco. Al tempo stesso la premier e il suo vice cercavano di arginare Vannacci e Vannacci cercava di menare – metaforicamente – l’uno e l’altra.
A sinistra, invece, sull’Ucraina è muro contro muro. L’assemblea pentastellata ha detto “basta aiuti militari” e Conte se ne è fatto alfiere. Schlein gli ha risposto velocemente con una frase che non lascia spazio a dubbi: “Fino a che non c’è una pace giusta è giusto sostenere un Paese che subisce un’invasione”. La segretaria Pd ha ribadito di essere sicura che un compromesso si troverà ma Conte promette di non cedere di un millimetro, né su questo né sulle primarie. La questione non riguarda solo l’Ucraina, che in ogni caso non sarebbe poco. Riguarda la tenuta dei rispettivi partiti. Chi molla, rischia di venire travolto. A destra, la leadership Meloni non è in discussione ma Vannacci è un problema enorme. Se resta fuori, potrebbero perdere le elezioni, a meno di favori dal campo largo. Se entra, potrebbe fare troppa ombra non solo a Salvini.
A destra come a sinistra se le stanno dando di santa ragione. I precedenti dicono che poi a destra un accordo lo trovano, a sinistra non è scontato.
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