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Trump si è impantanato su Hormuz

17 marzo 2026|Michele Migone
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Trump

Donald Trump non sa cosa fare per uscire dall’impasse, non ha ancora una strategia per impedire agli iraniani di tenere chiuso lo stretto di Hormuz. È diventata la priorità. Lui ha chiesto l’intervento dei Paesi NATO ricevendo in risposta un rifiuto da tedeschi e britannici. Altri Paesi avrebbero aderito al suo invito, ma c’è confusione sulla missione di scorta e sulla sua efficacia. Sabato scorso gli americani hanno colpito l’isola di Kharg, da cui transita il 90% del greggio iraniano. Distrutte le postazioni militari, gli aerei USA potrebbero tornare per bombardare le infrastrutture petrolifere. Sarebbe un duro colpo per il regime, la cui forza economica si basa sull’esportazione di greggio, ma è un passo che Trump, e pure minacciandolo, sembra essere restio a fare. Teme le ritorsioni militari iraniane nella regione. Potrebbe allora tentare di controllare l’isola, le navi con i 1.600 marines partiti dall’Asia arriveranno nei prossimi giorni in zona di guerra. Prima di impiegarli in uno sbarco, Trump ci penserà molto bene. Perdere vite americane in un conflitto che l’opinione pubblica non approva sarebbe un disastro politico e, forse, le minacce su Kharg servono solo per convincere Tehran a lasciare aperto lo stretto, ma finora queste minacce non hanno funzionato. Difficile prendere l’isola, ancora più complicato controllare Hormuz. Secondo i militari bisognerebbe conquistare un tratto di costa iraniana e, anche in questo caso, ci sarebbero vittime americane. Prima di iniziare la guerra la Casa Bianca ha sottovalutato la situazione, scommetteva sull’eliminazione fisica di Alì Khamenei e la resa del regime. Non è avvenuto. Quindi, ora, il tema è come uscire dal cul-de-sac, come poter dire di aver vinto. Distruggere i siti nucleari non è facile, colpire l’arsenale missilistico e l’industria bellica potrebbe essere sufficiente per dichiarare che la missione è compiuta, ma finché gli iraniani avranno le chiavi dello stretto di Hormuz, con il regime indebolito ma ancora in piedi, il presidente USA difficilmente potrà essere creduto se proclamasse la vittoria e nel frattempo la guerra continua.

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