Trump punta sull’intelligenza artificiale per garantirsi la supremazia globale

La linea della Casa Bianca sull’intelligenza artificiale è sempre più chiara: per Donald Trump e la sua amministrazione, l’AI è il campo di battaglia su cui gli Stati Uniti devono puntare per garantirsi la supremazia globale nel prossimo futuro. Non importa se l’opinione pubblica mostra sempre maggiore inquietudine per una tecnologia il cui sviluppo si sta dimostrando rapido quanto imprevedibile, se le stesse aziende che la stanno sviluppando segnalano periodicamente la necessità di adottare una certa cautela e nemmeno se il Papa Leone XIV ha fatto proprio dell’AI l’oggetto della sua prima enciclica.
Per Trump l’intelligenza artificiale è una priorità, soprattutto perché la considera uno strumento in grado di garantire agli Stati Uniti quella supremazia militare che considera indispensabile per imporre le sue ormai evidenti velleità di espansionismo. Dopo il durissimo scontro con Anthropic, che ha osato contestare il diritto del Pentagono di utilizzare il suo modello Claude per scopi militari senza alcun tipo di vincolo, The Donald ha deciso di mettere le cose in chiaro a colpi di ordini esecutivi e memorandum.
Il primo lo ha firmato lo scorso due giugno. Si tratta di un provvedimento che prevede l’adesione volontaria da parte delle aziende specializzate in intelligenza artificiale a collaborare con il governo, consentendo all’amministrazione di testare i nuovi modelli di AI 30 giorni prima del rilascio pubblico. La decisione arriva dopo il clamore che ha seguito il rilascio di Claude Mythos, un modello di AI generativa specializzato nella ricerca di vulnerabilità cyber che è stato considerato “troppo potente per essere rilasciato pubblicamente” e al quale, al momento, ha accesso solo un gruppo selezionato di aziende statunitensi.
Come riporta Politico, Trump ha le idee piuttosto chiare sugli obiettivi. Nell’ordine esecutivo si legge infatti che il provvedimento ha l’obiettivo di “guidare un’iniziativa di cybersicurezza incentrata sull’America First, che rafforza sia la nostra sicurezza nazionale sia il nostro predominio globale nell’intelligenza artificiale”. Non a caso, la procedura sarà supervisionata dalla National Security Agency, i servizi segreti statunitensi, in coordinamento con la Casa Bianca, la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency e il Pentagono.
Il fatto che l’adesione al progetto sia volontaria è la classica foglia di fico per nascondere l’obiettivo di militarizzare l’intelligenza artificiale. Negli ultimi 18 mesi, Trump ha infatti chiarito senza alcun margine di dubbio quali possano essere le conseguenze di uno sgarbo indirizzato alla sua amministrazione. Chiunque dovesse chiamarsi fuori dal progetto, sa benissimo cosa lo aspetta. A stretto giro, il tycoon ha poi pubblicato un memorandum indirizzato principalmente alle agenzie federali e al Pentagono stesso, ordinando un’accelerazione nell’implementazione dei sistemi di intelligenza artificiale a livello militare.
Non solo: nello stesso memorandum si legge che “nessun fornitore commerciale può disattivare, degradare o modificare un sistema di intelligenza artificiale da cui dipendono i militari statunitensi senza la preventiva approvazione del governo”. Insomma, chi lavora con il Pentagono viene praticamente arruolato nei ranghi della U.S. Army. A completare il quadro ci sono le indiscrezioni di CNBC, che parlano di un possibile ingresso dell’amministrazione statunitense in OpenAI attraverso un acquisto di quote azionarie della società che ha creato ChatGPT.
Insomma: da un lato abbiamo tecnici, scienziati, filosofi e sociologi che si affannano a ragionare su un percorso che porti allo sviluppo di un’intelligenza artificiale etica. Dall’altra, un Presidente degli Stati Uniti che sta lavorando alacremente nella direzione di quella che sembra portarci dritti verso una delle peggiori distopie cinematografiche.
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