Trump: “Grazie al mio sostegno Netanyahu è passato dalla sconfitta a una insperata rimonta”

Le elezioni in Israele. Con la metà dei seggi scrutinati la coalizione guidata da Benjamin Netanyahu è in vantaggio ma al momento non ottiene la maggioranza assoluta. Il blocco guidato dal primo ministro si attesta sui 56 seggi mentre la coalizione di opposizione, guidata dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, è a 49 seggi. I partiti arabi otterrebbero, invece, gli altri 15 seggi. La maggioranza è fissata a 61 seggi. Il Likud il partito di Netanyhau, tiene e si conferma primo partito, tallonato però dall’opposizione. L’altro dato rilevante è l’affermazione dei partiti arabi che potrebbero essere l’ago della bilancia per la formazione del prossimo governo, ma al momento tutti gli scenari sono aperti. “Siamo in attesa dei risultatii definitivi, ma il Likud è il primo partito in Israele. Dobbiamo formare un governo nazionale forte di destra”, ha detto nella notte Netanyahu.
Poco fa sono arrivate le prime dichiarazioni anche dagli Stato Uniti.
Da New York Roberto Festa
La prima dichiarazione di Donald Trump sulle elezioni israeliane riguarda se stesso. Il presidente, in un post su Truth Social, dice che la marea di negatività che segnava la campagna di Benjamin Netanyahu si è immediatamente dissolta, non ha appena lui ha espresso il suo sostegno al primo ministro. In realtà, il sostegno di Trump a Netanyahu non è stato così convinto. È arrivato solo nell’ultima settimana di campagna elettorale. Da un lato, a Trump non piace essere identificato con i losers, gli sconfitti, e questa volta la vittoria di Netanyahu non era poi così certa. E poi, sicuramente, contano i rapporti tra i due, che sono decisamente peggiorati in questi mesi di guerre, a Gaza e in Iran, per le iniziative troppo autonome, spesso anche strumentali, di Netanyahu nei confronti dell’alleato americano. A parte le battute estemporanee di Trump, l’esito così ravvicinato del voto confermerebbe quello che gli Stati Uniti chiedono, e cioè un governo di unità nazionale che comprenda Netanyahu e Eisenkot e che porti all’uscita di scena, nel giro di un paio d’anni, di Netanyahu. Proprio per preparare il campo a questa possibilità, dal dipartimento di Stato hanno in queste settimane parlato con tutti i partiti, senza privilegiare il Likud. C’è, infine la questione dell’Iran. A Washington ci si preoccupa all’ipotesi che Netanyahu possa chiedere nuove elezioni e, intanto, far partire un’offensiva contro l’Iran, senza avvertire gli Stati Uniti e per favorire elettoralmente, il suo governo. Per questo, a giudizio del governo americano, una coalizione di unità nazionale diventa ancora più urgente.
Articoli correlati


