Non dobbiamo abituarci ai minori trattati come criminali e all’amore per i militari della destra

Tra destra e militari c’è un amore di lunga data che si sperava però consegnato alla Storia. Il presidente della Repubblica Mattarella settimana scorsa ha dovuto stoppare il governo sui poteri di polizia ai soldati. Ma la cosa non è bastata e lunedì è andata in scena, o meglio in onda su Rete 4, la processione dei politici della destra locale e nazionale a lodare i militari, chiederne altri, invocarli per sempre “perché hanno riportato la serenità” come ha detto il possibile candidato sindaco del centrodestra a Milano Matteo Perego di Cremnago. Potrebbe essere quasi folkloristica questa cosa, ma non lo è, perché la destra ci sta abituando a vedere sempre più militari per strada, con i mezzi da guerra esibiti come fossimo al museo. Sommati ai decreti sicurezza che stanno spostando i confini della democrazia sempre più in là.
Non possiamo abituarci a un uomo di 30 anni arrestato perché dissidente politico. Non possiamo abituarci alla costruzione mediatica del mostro da sbattere in prima pagina. Non possiamo abituarci alle perquisizioni a casa di giovani e minorenni, tutte con esito negativo, o alle identificazioni di massa in strada. Non possiamo abituarci ai militari usati per fare ordine pubblico come fossimo in guerra. Perché non c’è nessuna guerra in Italia, ma c’è del dissenso politico e del disagio sociale che qualcuno ha espresso anche con scontri con la polizia, o nel caso di Milano attaccando le vetrine del centro. Non c’è altro. La risposta di questa destra è la restrizione dell’agibilità politica e la criminalizzazione del dissenso. Non possiamo e non dobbiamo abituarci a tutto ciò.
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