Israele al voto nelle elezioni più importanti della sua storia

Ancora più del passato, quello di oggi è un voto su Benjamin Netanyahu, un referendum sul premier più longevo nella storia di Israele e l’uomo considerato il responsabile politico della strage del 7 ottobre. Sono anche le prime elezioni da quel giorno in cui il Paese è rimasto intrappolato negli ultimi 3 anni.
Due sono gli schieramenti principali: il blocco pro-Netanyahu, che comprende il Likud del premier uscente, l’estrema destra di Ben Gvir e quella di Smotrich, e la destra ultraortodossa che si riconosce nei partiti Shas e Giudaismo Unito della Torah.
Poi c’è il gruppo anti Netanyahu, guidato da Gadi Eisenkot, principale oppositore di centrodestra, insieme al laico di destra Avigdor Lieberman, ex alleato di Bibi, che raccoglie i voti degli immigrati russofoni, Naftali Bennett e Yair Lapid, che quest’anno corrono insieme, e Yair Golan, leader del Partito dei Democratici, unico schieramento di centrosinistra.
I partiti arabi Ra’am e Lista Unita potrebbero fare la differenza, ma un’alleanza di governo è esclusa da quasi tutti i leader del blocco di opposizione, tranne Golan. Per governare, però, non basta vincere. Il sistema elettorale israeliano è puramente proporzionale e quindi tutto si giocherà sulle alleanze. Il premier uscente Netanyahu, che teme gli effetti personali e giudiziari di una sconfitta, in questi ultimi giorni di campagna elettorale ha fatto di tutto per riappropriarsi del suo vecchio appellativo Mr. Sicurezza, sollevando continui spettri di attacchi dai nemici di Israele, che solo lui sarebbe in grado di respingere.
Il blocco di opposizione punta a ristabilire lo stato di diritto nel Paese e avviare un’inchiesta indipendente sul 7 ottobre. Ancora una volta, per i Palestinesi, resta poco da sperare.
Le elezioni in Israele arrivano anche a pochi giorni dall’avvio di una nuova grossa operazione militare in Cisgiordania, nella zona di Hebron, con molte famiglie sfollate con la forza. Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia:
È evidente la volontà da parte del governo israeliano di modificare gli equilibri demografici di questa zona. C’è un piano, ormai non più celato, di arrivare al compimento del sogno del grande Israele. Quello che stiamo vedendo non è altro che una tappa, una tappa volta a rendere sempre più invivibile il territorio palestinese occupato, soffocare l’economia, bloccare i servizi, creare condizioni invivibili.
È un luogo dove ci sono stati oltre 1.600 attacchi da parte dei coloni, dove giorno dopo giorno vengono sottratti metri di terreno e ci sono sfollamenti di massa. Ecco, in questo contesto si è aggiunta l’operazione di Hebron. Hebron è totalmente chiusa, ci sono violenze, ci sono feriti, arresti, bambini che non riescono più ad andare a scuola, mezzi di soccorso bloccati che privano di fatto l’accesso ai servizi sanitari alla popolazione. Questo stiamo vivendo e stiamo vedendo a Hebron.
Articoli correlati


