Nemesi & vetrine

Nemesi s’è materializzata a Milano di qui ha scosso il Paese. Ha vestito i panni di adolescenti che arrabbiati e inaccettabilmente violenti come può esserlo chi crede di non aver nulla da perdere (a cominciare dal futuro che dà già per non pervenuto) han spaccato vetrine e rubato vestiti che loro mai si sarebbero potuti permettere mentre i social glie li continuano a indicare come modelli cui aspirare. Il capitalismo è sadico e “impunito” come dicono a Roma. Nel mito Nemesi, figlia della Notte (tenebre) e di Oceano (inconscio profondo) è la personificazione della giustizia distributiva: gli dei puniscono l’hýbris (arroganza, protervia, eccessi, posture onnipotenti, tracotanza); armi di Nemesi: spada (spranghe?) e clessidra (inesorabilità dei tempi). Politica e media si sono inchiodati alle vetrine, infrante al pari di schemi interpretativi scontati (unica eccezione Mattarella: chi mai?) e dei sogni di grandezza di Meloni, convinta che agli italiani basti mangiar pane (quando c’è) e propaganda. Se riuscissimo a riprenderci curiosità, libertà di giudizio, a guardar negli occhi la realtà, ascoltare le persone, metterci nei panni dell’altro, di chi ha bisogno, a riflettere, affrancarci da presentismo dei social e risse ideologiche, se recuperassimo immaginazione e pensiero mitico si tornerebbe a interrogarci sul senso dell’essere qui oggi e di ciò che accade, a riconciliarci, a comprendere i moti psichici individuali e collettivi, a studiare, ascoltarci e parlarci mossi dalla necessità di individuare possibili rimedi al caos prodotto da noi stessi (ingiustizie, egoismi, discriminazioni, chiusure). Milano s’è ripresa la scena: e non è un caso. Retta da una giunta all’anagrafe di centrosinistra, da Expò 2015 s’è prodotta in scelte e modelli cari alla destra. Ha vetrine e retrobottega. Le prime luccicano anche di oggetti da migliaia di euro (prodotti per poche decine da stranieri schiavi in scantinati dell’hinterland: inchieste dei PM!). I secondi sono i luoghi appartati in cui multinazionali e fondi d’investimento fanno shopping immobiliare, o edificano loro stessi (magari con immigrati invisibili sottopagati), caccian residenti, giovani coppie, studenti, spingono la città ai vertici del costo della vita, la rendono inabitabile. Dalla retorica del coeur in man è ormai antipatia. Nemesi è l’esplosione d’un sintomo; è energia psichica indifferenziata e potente, che reagisce al contatto e in combinazione con altre pulsioni. Non fa la rivoluzione (solo l’ignoranza di esponenti di destra ha potuto evocare ’68 e Br), né è fonte di alternative (nel Campo Largo forse qualcuno sarebbe felice di una “federatrice” da fuori). Nemesi usa eventi e soggetti per denunciare che “il troppo stroppia”, fa il botto e richiama confusamente il tempo di un bisogno di ordine sociale, giustizia, condizioni per una convivenza che ridimensioni gli eccessi di pochi (arroganti, prepotenti, campioni a loro modo di violenza) e crei le possibilità di riparare ai torti subiti dai molti. I miti illuminano la storia per chi vuol comprendere. Poi tocca a uomini e a donne, a chi ha responsabilità pubbliche (politica, istituzioni, enti locali), professionali (insegnanti, media, operatori culturali), personali (famiglie, fedi religiose) ad assumersi le responsabilità e compiere scelte per il bene comune.
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