La lezione dei giovani al governo Meloni

Quando il corteo è arrivato in piazza Leonardo da Vinci, davanti al Politecnico, quelli davanti si sono fatti un grande applauso che ha contagiato tutti in applauso collettivo. Applausi meritato. Sono tutti antifascisti, sono tutti contro il governo Meloni, subiscono le conseguenze del caro-vita, non si sentono rappresentati da nessuno.
Oggi qui a Milano il loro bisogno di manifestare ha sconfitto la paura, la militarizzazione, la repressione messa in campo dal governo Meloni negli ultimi sette giorni. Un corteo di 10 mila persone probabilmente, guidato da un ragazzo vestito da Dante Alighieri con sulla schiena la scritta “abbandonati”. Un corteo iniziato con gruppi di giovani di 5-10 persone, arrivati a Milano da fuori, che avevano letto gli appelli sui social, anche sulla pagina Movimento 17 ottobre del ragazzo oggi arrestato, una sorta di V per Vendetta, come nel film. È andata un po’ così, senza organizzatori o organizzazioni, è comparsa una generazione che sembrava invisibile o che forse era stata resa invisibile dagli adulti. Che l’hanno creato il mondo nel quale vivono questi giovani.
Studenti o lavoratori al loro primo impiego, di Milano dicono che è faticoso viverci, troppo costosa.
Ma il messaggio è generale, generazionale, è oltre i confini di Milano. Tanti i cori per Gaza, qui c’è anche un pezzo dei giovani della generazione Gaza. Pacifici, a volto scoperto, se gli chiedi di sabato scorso ti dicono che danneggiare e rubare nei negozi è sbagliato ma è qualcosa figlio del disagio che molti vivono e di questa società dei consumi. I tre cori più urlati: “Siamo tutti antifascisti”, “Meloni Meloni dimissioni” e “Italia unita no al caro-vita”. In questo strano sabato milanese, tra bluff e destabilizzazione, la realtà è emersa con una massa di persone che senza organizzazione si sono autoregolate dando una lezione a molti.
Roberto Maggioni

Non sono bastati gli allarmi, la condanna bipartisan e i distinguo, un decreto sicurezza approvato in fretta e furia e le centinaia di identificazioni e fermi piovuti nell’ultima settimana a scoraggiare le migliaia di ragazzi già protagonisti delle manifestazioni dello scorso weekend. E dunque oggi, l’atto secondo. Non solo Milano, dove esercito, blindati, curiosi e telecamere in piazza Duomo hanno indotto (o costretto forse) i partecipanti a scegliere percorsi alternativi, in assenza delle attese istruzioni sui luoghi d’incontro. A Roma migliaia di persone hanno sfilato da Repubblica fino al Colosseo, anzi fino a dentro il Colosseo, per poi essere respinte dalla polizia con gli idranti. Bologna, Firenze, Torino, ogni città sembra avere seguito un suo schema, un suo certo automatismo, un suo modo e un suo tema per stare in piazza. Il denominatore comune: la giovane e giovanissima età dei protagonisti. E così, solo per fare qualche esempio, accanto al carovita, spazio alla lotta al caporalato ad Alba, al tema dei trasporti e dei libri testo a Lucca, il caro carburante a Bari. Come sabato scorso, piazze eterogenee, bandiere italiane a fianco di quelle palestinesi, zero partiti e pochi gruppi organizzati, qualche sguardo in cagnesco tra soggetti decisamente poco abituati a condividere le stesse parole d’ordine. Per i bilanci è ancora presto. In molte città fermi e identificazioni, anche di giovanissimi, stanno continuando. Ma l’indagato eccellente di oggi è quello che gli inquirenti definiscono la “mente” del Movimento 17ottobre: era da questa pagina Instagram che molti attendevano, più a Milano che altrove, istruzioni sui concentramenti dei cortei. Istruzioni mai arrivate perché poco prima dell’ora X il gestore della pagina è stato fermato e portato in questura. È un trentenne bresciano, ricercatore di geopolitica, giornalista freelance già collaboratore del Fatto Quotidiano e dell’Ispi, molto attivo nel movimento pro Pal. Al momento è indagato per istigazione a delinquere aggravata dalle finalità di terrorismo e dall’uso di strumenti informatici. Ma evidentemente, a giudicare dalla giornata di oggi, era solo uno degli ingranaggi di qualcosa di più grande che non pare intenzionato a farsi zittire.
Diana Santini
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