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Trump caccia la fedelissima Pam Bondi, pesa lo scandalo Epstein

03 aprile 2026|Roberto Festa
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Pam Bondi e Donald Trump

Epstein Files e mancati processi ai presunti nemici di Donald Trump. Sono le due ragioni per cui l’Attorney General Bondi è stata licenziata. Sugli Epstein Files Bondi ha continuato a ondeggiare: prima ha detto che intendeva renderli pubblici, poi che non li rendeva più pubblici, poi il congresso l’ha costretta a renderli pubblici e lei li ha resi pubblici in una versione ampiamente censurata. È stato un balletto che alla fine, invece di chiarire, ha alimentato i dubbi su cosa ci sia in quei files soprattutto sulla presenza di Donald Trump. E poi ci sono stati i processi contro i presunti nemici del presidente: Letitia James, James Comey, ora John Brennan, l’ex direttore della CIA. Processi che lei, Pam Bondi, ha portato avanti secondo la volontà e la furia vendicativa del suo capo, ma che si sono arenati nei tribunali per mancanza di prove. I quattordici mesi di Pam Bondi al Dipartimento di Giustizia sono stati tra i più complessi e disastrosi della storia americana. Molti funzionari sono stati licenziati, altri si sono dimessi, molti tra quelli rimasti appaiono frustrati e senza mezzi. Bondi ha fatto di tutto, appunto, per compiacere e lusingare il suo capo, ma non ha fatto tutto quello che il suo capo voleva e pretendeva. L’immagine di Pam Bondi, che, in un’udienza al congresso, dà testardamente le spalle alle vittime di Epstein resterà una tra le immagini più brutte della storia politica americana. Dopo Bondi comunque, e dopo Kristi Noem, è ora Tulsi Gabbard a rischiare il posto a capo dell’intelligence nazionale. Gabbard non ha del tutto fatto propria la tesi della minaccia nucleare iraniana. Tra incognite di guerra, economia in affanno, licenziamenti, l’amministrazione Trump vive ormai un momento di chiara difficoltà.

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