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La propaganda di Trump. Guerra finita. Sì, forse, magari

10 marzo 2026|Roberto Festa
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La guerra è alla fine. Sì, forse, no, magari. Quella di ieri è stata una nuova giornata di dichiarazioni contrastanti da parte di Donald Trump, con i mercati, le diplomazie e i media a cercare di dare un ordine al caotico accavallarsi dei messaggi. Alla mattina, in un’intervista CBS, il presidente ha spiegato che la guerra, più o meno, è alla fine. Trump, da sempre sensibile alla reazione dei mercati, ha in questo modo mandato il messaggio che i mercati attendevano. Il prezzo del petrolio è subito sceso, le borse salite. Poi, però, è arrivato il pomeriggio, Trump è andato ad una riunione dei repubblicani in Florida e a quel punto non era più così certo che la guerra fosse finita. “Certo è vinta”, ha spiegato Trump, “ma non vinta abbastanza”. In serata, poi, il presidente si è fatto crepuscolare, tendente al cupo. Parlando ai giornalisti ha detto di non essere per niente contento della scelta di Mojtaba Khamenei come leader supremo, ma non ha precisato se intende eliminarlo come il padre e ha minacciato l’Iran di una tempesta di fuoco mai sperimentata nella storia, nel caso dovesse pensare di bloccare il passaggio attraverso lo stretto di Hormuz. Alla domanda dei giornalisti, se la guerra finirà questa settimana, Trump ha risposto no. Intanto, americani e israeliani hanno continuato a bombardare l’Iran, gli ayatollah non mollano, il petrolio è andato su e giù e alla fine si è assestato sui 90 dollari al barile e non si capisce cosa voglia fare Donald Trump con la guerra. Tutto è, forse, magari, chissà, rimandato a domani.

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