Trump a Pechino, il peso dei dossier economici

Al suo arrivo a Pechino, Donald Trump è sceso dalla scaletta dell’Air Force One seguito dal figlio Eric, a capo della società di famiglia, e da sua moglie Lara. Dietro di loro altri due uomini: Elon Musk e Jensen Huang, il boss di NVIDIA. Quattro persone, un messaggio per la leadership cinese: parliamo di business, facciamone, ma fateli fare alle aziende americane che vogliono operare in Cina. Un messaggio che riguarda anche gli affari di famiglia del presidente. I Trump non ne hanno a Pechino ed è quindi significativo che il figlio sia stato il secondo a scendere dall’aereo dopo il padre. La delegazione che accompagna Donald Trump è meno numerosa rispetto a quella del viaggio di nove anni fa, ma la sua composizione è significativa. Sono tre i ministri: il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth (il volto della guerra contro l’Iran) e Scott Bessent, il Segretario al Tesoro, colui che ha preparato il dossier sui dazi da discutere con Xi Jinping. Accanto a loro poco più di una dozzina di manager, i più potenti d’America. Sono stati portati da Trump per discutere di investimenti, ma soprattutto sono manager a capo di aziende che cercano da tempo di promuovere le proprie priorità commerciali in Cina, ma che incontrano difficoltà nel vederle soddisfatte dal governo cinese. La presenza del numero uno di NVIDIA— la società che si occupa di intelligenza artificiale i cui chip avanzati sono al centro della rivalità tra Stati Uniti e Cina — è un messaggio ben preciso che Trump vuole mandare: per poter discutere di investimenti, la Cina deve essere un partner affidabile e non utilizzare le forniture come un’arma, in riferimento alle terre rare di cui Pechino ha il quasi monopolio e che saranno uno dei temi del summit. Anche la presenza di Elon Musk su quella scaletta ha un significato simile e sancisce, di fatto, la fine di ogni ostilità tra lui e Trump.
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