Torino, l’obiettivo di Meloni sono le opposizioni: accostarle alle violenze

Le opposizioni si preparano ad affrontare un’operazione condotta dal governo le cui finalità sembrano ben chiare: il tentativo di Giorgia Meloni e i suoi ministri di far ricadere tutta l’opposizione nel cono d’ombra delle complicità con i violenti. Presentare una risoluzione in Parlamento e chiedere all’opposizione, nel nome dell’unità del Paese, di votare insieme. Una risoluzione, il cui contenuto non è ancora noto, proposta dalla Presidente del Consiglio al termine di un vertice a Palazzo Chigi convocato per discutere di misure che hanno un’unica finalità e cioè reprimere il dissenso. Provvedimenti talmente eccessivi che forse il governo dovrà fermarsi di fronte a principi di costituzionalità e ai possibili dubbi del Quirinale.
Si tratta del fermo preventivo prima delle manifestazioni di persone sospette fino a 12 ore e poi l’obbligo di una cauzione per chi scende in piazza che viola il principio di manifestare liberamente e la responsabilità penale oggettiva. Due proposte sulle quali Forza Italia frena, ma che Matteo Salvini rivendica. Le vuole subito in un decreto e ha convocato per domattina un Consiglio federale proprio per discutere di questo.
Tutto ciò insieme a un’operazione di colpevolizzazione dell’opposizione, come dice Riccardo Magi: “Un ricatto, o accettate la nostra lettura delle cose e le misure che adottiamo o verrete additati come quelli che stanno con i violenti”. Una strategia di cui si vedono già alcuni segnali, quando ad esempio il ministro dell’Interno Piantedosi, in un’intervista, indica quelli che definisce “manifestanti pacifici” responsabili perché avrebbero fatto scudo ai violenti. Criminalizzare le piazze perché potenzialmente pericolose, e anche la sinistra che appoggia i cortei.
Giuseppe Conte ribalta la questione e chiede al governo di votare una sua risoluzione sulla sicurezza. Nicola Fratoianni mette in luce invece l’autoritarismo del governo che ordina al Parlamento cosa deve fare. Domani, in ogni caso, alla Camera dei Deputati non si dovrebbe votare. Al momento in calendario c’è solo un’informativa di Piantedosi. Al Senato invece alle 15 è prevista una riunione dei capigruppo per decidere.
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