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Todo Modo, l’urgenza del rock

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Non si può parlare veramente di esordio, per i Todo Modo. Certamente questo disco omonimo pubblicato solo pochi giorni fa è il loro primo album insieme: ma Xabier Iriondo, chitarrista degli Afterhours, Giorgio Prette, ex batterista della stessa band, e il cantautore Paolo Saporiti hanno alle spalle sufficienti esperienze per smarcarsi completamente dal ruolo di esordienti.

Il loro incontro musicale è stato celebrato anche sul palco dell’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare, dove li abbiamo ospitati venerdì 6 novembre per presentare il disco appena uscito. E da quel palco, oltre a travolgere sia il pubblico presente che le frequenze radiofoniche con un live potente e trascinante, ci hanno anche raccontato da dove nasce questa nuova band.

“Per me tutto è iniziato – racconta Paolo Saporiti – quando ho ricevuto una telefonata da questi altri due personaggi, che quel giorno credo avessero preso la decisione di realizzare questo progetto nuovo, con caratteristiche abbastanza particolari. Bisognava unire il modo di suonare la chitarra di Xabier con la batteria di Giorgio, con la necessità di scrivere canzoni. Credo quindi che il pensiero abbia portato a me soprattutto per i tre dischi (e un EP) in cui io e Xabier avevamo già lavorato insieme, integrando quindi questa esperienza passata. E’ stato principalmente un mio innesto su di loro”.

Un disco nato in poco tempo, in appena tre settimane. Guidato da un’esigenza espressiva, “quella che in arte – spiega ancora Saporiti – viene chiamata urgenza. Effettivamente avevamo dentro questa urgenza, anche fisica. A me ha entusiasmato moltissimo trovarmi in una situazione nuova e vedere come tutto quello che stava succedendo rientrasse in ciò che scrivevo. Abbiamo tutti dato il nostro contributo in un tempo concentrato, applicando quel concetto di ‘buona la prima’ che già aveva caratterizzato le mie altre collaborazioni con Iriondo“.

E prima dell’innesto? La storia ce la racconta Xabier Iriondo: “E’ stato molto semplice, io e Giorgio avevamo voglia di continuare a suonare insieme anche dopo la sua uscita dagli Afterhours, così abbiamo iniziato a costruire un immaginario di tessuti musicali. Volevamo fare rock, volevamo scrivere canzoni, volevamo un sound molto primitivo, quindi batteria e chitarra elettrica e stop. Ma era fondamentale avere una voce, un cantante che fosse anche già avvezzo a scrivere canzoni. Nell’arco di un paio di giorni è venuta l’idea di proporlo a Paolo, io sapevo che aveva stimoli e volontà di sperimentarsi anche in scenari diversi da quelli che aveva frequentato fino a quel momento. Quando è arrivato Paolo noi avevamo solo qualche pattern di batteria e qualche riff di chitarra, è stato davvero un lavoro fatto interamente a tre, in quelle tre settimane che dicevamo”.

Il nome Todo Modo porta immediatamente a pensare al romanzo di Sciascia e al film di Petri, liberamente tratto dal libro: “Il primo significato è ‘a tutti i costi’ – spiega Paolo Saporiti – per esprimere la necessità di fare questa cosa. Quando abbiamo parlato del nome è stato istantaneo andare a rileggere Sciascia e a vedere il film di Petri, che io non avevo mai guardato. Ed è stato devastante, nel senso più positivo possibile. E’ un film che chiunque dovrebbe vedere: c’è una grande dose di poesia, che è tratta fortemente da Sciascia, e anche se credo che la realizzazione di Petri non abbia convinto completamente lo scrittore, penso che il regista sia riuscito a raccontare l’Italia e il contesto democristiano con una concretezza e un’immediatezza che non possono non coinvolgerti. Ho rivisto questo film più volte, anche dopo la fine della lavorazione del disco e ogni visione aggiunge nuova materia”.

Per ascoltare l’intervista integrale con i Todo Modo, cliccate sul play qui sotto

Todo Modo intervista a Radio Popolare

  • Autore articolo
    Niccolò Vecchia
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    Il disco di debutto dei The Sophs è previsto per il prossimo 13 marzo ma la giovane formazione di Los Angeles sta già catturando l’attenzione di molti. Poco prima di partire per un tour che lì vedrà suonare in molti dei più grandi festival del 2026, due dei sei componenti della band sono passati ai microfoni di Volume per presentare l’album in uscita e suonare alcuni brani. Dalla nascita del progetto fino all’esperienza con la storica etichetta Rough Trade - “un sogno che si avvera”, spiega la band - abbiamo chiesto ai The Sophs anche il loro punto di vista, da statunitensi, sulla difficile situazione che il loro paese sta attraversando in questi giorni. “Ci vergogniamo del nostro governo, le persone in carica oggi non rappresentano in alcun modo i cittadini americani - spiega Ethan Ramon, prima di ricordare l’importanza del voto per supportare la propria comunità - “siamo tutti figli di immigrati, la cultura della diversità è la vera spina dorsale del nostro paese”. L'intervista di Elisa Graci e Dario Grande e il MiniLive dei The Sophs.

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