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Toccare il fondo: Bruxelles invita i talebani per discutere il rimpatrio dei detenuti afghani

23 giugno 2026|Federico Baccini
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l ministro dell'Interno afghano Sirajuddin Haqqani

L’indiscrezione circolava da settimane a Bruxelles, ma solo oggi è arrivata la comunicazione ufficiale dal Belgio che i visti per la delegazione talebana sono stati concessi per 24 ore per permettere ai rappresentanti dell’Afghanistan di incontrarsi con funzionari dell’Unione Europea sul tema di migrazione e rimpatri. Si tratta, forse, di uno dei punti più bassi toccati dall’Unione nel suo complesso, dai 20 governi, Italia inclusa, che hanno chiesto misure per rimpatriare più afgani.
Alla Commissione che si nasconde dietro la scusa che “l’incontro tecnico è stato richiesto dal Consiglio, ma non è un riconoscimento del regime dei talebani”. Un primo incontro, in realtà, si era già tenuto a gennaio in Afghanistan, ma quello di oggi, alla presenza di rappresentanti della commissione di 15 Stati membri, è la prima occasione in cui esponenti talebani, incluso il portavoce del ministero degli Esteri, mettono piede sul territorio europeo, a nemmeno cinque anni dalle scene degli aerei che evacuavano in fretta e furia il personale diplomatico e civile dopo il ritorno al potere del regime.
Le istituzioni UE parlano di colloqui su rimpatri solo per cittadini afgani che hanno commesso reati gravi o che rappresentano una minaccia per la sicurezza, ma qui l’ordine dell’ipocrisia è doppio. Da una parte, con il regolamento rimpatri a breve in vigore, aumenteranno a dismisura le situazioni di criminalizzazione delle persone migranti con o senza permesso di soggiorno e poi basta porsi una domanda molto più basilare: davvero i Paesi membri e l’Unione nel suo complesso sono pronti a rispedire un cittadino afgano in un paese controllato da un regime che per quello stesso reato potrebbe decapitarlo?

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