The Testaments, il seguito de Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, arriva su Disney+

Nel 2017, la prima stagione di The Handmaid’s Tale comparve sugli schermi con un tempismo da brividi: l’adattamento seriale di Il racconto dell’ancella era in lavorazione da anni, e nessuno avrebbe potuto prevedere che sarebbe finalmente andato in onda subito dopo l’inaugurazione della prima presidenza Trump. Com’è noto, Il racconto dell’ancella è un romanzo distopico – uno dei più importanti esempi di speculative fiction del Novecento – scritto dalla canadese Margaret Atwood a metà anni ’80: ispirata, contemporaneamente, dal reflusso antifemminista del conservatorismo reaganiano in Usa e dalla presa del potere khomeinista in Iran del 1979, la scrittrice immaginava degli Stati Uniti alternativi in cui, da un giorno all’altro, si fosse instaurata una dittatura teocratica che, in un’interpretazione fuorviante e regressiva della Bibbia, avesse privato le donne dei loro diritti.
La donne in grado di procreare, nella società ipotizzata da Atwood, erano ridotte a veri e propri “beni di consumo” che gli uomini della classe dirigente potevano utilizzare a scambiarsi per generare uno o più eredi; la storia di Il racconto dell’ancella, e della serie che ne è stata tratta, seguiva una di queste donne, prima nella scoperta dei lati più oscuri del regime di Gilead – questo il nome del nuovo stato teocratico – e poi in alcuni tentativi di fuga e di ribellione. The Handmaid’s Tale, conclusasi un anno fa, è stata la prima serie prodotta da una piattaforma streaming (in questo caso, Hulu) a essere premiata con l’Emmy per la miglior produzione drammatica, e l’immaginario associato alle ancelle, avvolte in mantelli rossi e con il capo e il volto coperti da velette bianche, da allora compare spesso durante le proteste femministe.
Le sei stagioni dello show sono da qualche giorno disponibili su Disney+ ad accompagnare una nuova serie appena cominciata, The Testaments, che di The Handmaid’s Tale è un sequel, tratto dal romanzo I testamenti, che la stessa Atwood ha scritto dopo oltre trent’anni per proseguire la storia di Il racconto dell’ancella. In questo seguito, i personaggi principali non sono più le ancelle né le mogli, non sono donne che hanno conosciuto la vita precedente all’instaurazione del regime di Gilead, ma sono invece un gruppo di giovanissime, allevate fin da piccole secondo i precetti della dittatura. In particolare, il punto di vista privilegiato è quello di Agnes, figlia di uno degli uomini più potenti dello stato: ha circa 14 anni e, all’arrivo della prima mestruazione, comincia per lei la ricerca di un marito.
A scuola, però, le viene affiancata una giovane “perla”, ovvero una ragazza che viene dal confinante Canada e che dice di volersi convertire all’ideologia di Gilead, ma che nasconde segreti. Rispetto a The Handmaid’s Tale, lo slittamento del punto di vista è utile a sottolineare per contrasto, ancora di più, le regole manipolatorie e opprimenti che imprigionano la popolazione femminile, e a riconoscerne i corrispettivi più che mai reali nel nostro presente. E rispetto a The Handmaid’s Tale, The Testaments arriva nel pieno della seconda presidenza Trump: se la prima serie sembrava una sorta di cautionary tale, una specie di avvertimento su un possibile futuro oscuro, The Testaments sembra ancora più vicina alla nostra attualità, l’illustrazione pratica di molte teorie urlate, soprattutto a mezzo social, dalla quantità di influencer, ideologi, adepti della manosfera che sostengono Trump, mentre con l’abrogazione della Roe v. Wade è diventato impossibile abortire in tanti stati governati dai repubblicani, le persone queer vengono apertamente perseguitate, movimenti ultracristiani e la moda delle tradwife auspicano un ritorno delle donne dentro le mura domestiche, asservite ai mariti, etc.
Ma, se il panorama che si rispecchia in The Testaments ci appare cupissimo, la scelta di avere come protagoniste delle adolescenti è uno speranzoso bilanciamento: la loro crescita corrisponde alla presa di consapevolezza su ciò che le circonda e, almeno per alcune di loro, all’innesco di un’insopprimibile scintilla di rivolta. Anche nel casting c’è un’entusiasmante coincidenza: a interpretare Agnes è la giovane Chase Infiniti, che già nel film premio Oscar di Paul Thomas Anderson Una battaglia dopo l’altra ci lasciava con un inno alla rivoluzione.
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