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La guerra del Golfo, una beffa per le famiglie americane. A maggio l’inflazione ha raggiunto il 4,2%

10 giugno 2026|Roberto Festa
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Donald Trump

Il conflitto in Iran non si chiude. L’inflazione cresce. Le cattive notizie, per Donald Trump, non arrivano soltanto dal Medio Oriente, dove non riesce ad arrivare a un accordo. Arrivano anche dall’interno. Per il terzo mese consecutivo, a maggio, l’inflazione negli Stati Uniti ha accelerato.
L’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 4,2% a maggio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati pubblicati oggi dal Bureau of Labor Statistics. Si tratta di un incremento superiore al 2,4% annuo registrato prima dell’inizio del conflitto, il 28 febbraio scorso, e rappresenta il ritmo di crescita più rapido da aprile 2023. Nel corso del mese, i prezzi complessivi sono aumentati dello 0,5%. A trainare in alto i prezzi, significativamente, proprio i prodotti energetici, cresciuti del 3,9 per cento su base mensile, che si sono poi riflessi su altri generi e servizi, come alimentari, biglietti aerei, hotel. Bisogna capire, a questo punto, come la Federal Reserve gestirà i nuovi dati. Sotto osservazione, soprattutto, i dai dei prodotti manifatturieri. Se questi dovessero mantenersi più o meno invariati, la Fed non dovrebbe toccare i tassi. Secondo molti esperti, non è soltanto il conflitto con l’Iran a spingere in alto i prezzi. C’è per esempio la siccità che ha colpito diverse zone del sud, del Modwest, del West, e che si sta ripercuotendo sul costo di alcuni prodotti alimentari, in particolare la carne bovina. E c’è il boom dei data center, che ha creato una forte domanda di dispositivi elettronici e ha interrotto la tendenza degli ultimi anni al ribasso dei prodotti dell’high tech. A queste dinamiche, fa peraltro riscontro un aumento molto più contenuto dei salari. Quindi, nonostante la disoccupazione sia relativamente bassa, la capacità di consumo degli americani si sta erodendo. Si tratta, appunto, di notizie estremamente negative per l’amministrazione. Joe Biden, nel 2024, è caduto proprio su prezzi ed inflazione. La stessa situazione si ripete ora con Donald Trump, proprio alla vigilia delle elezioni di midterm. Le primarie in corso in diversi Stati, le ultime in South Carolina, mostrano che il presidente riesce a imporre i propri candidati. Ma il voto delle primarie è quello dello zoccolo duro repubblicano, tradizionalmente vicino alle posizioni di Trump. Il cui indice di popolarità, tra gli americani, quindi tra l’elettorato più generale, è però bassissimo, intorno al 35 per cento, secondo gli ultimi dati Reuters/Ipsos. Appunto, un dato preoccupante, per i repubblicani, che si apprestano ad affrontare l’ultima fase della campagna elettorale.

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