“Tardive e poco efficaci”. La Procura di Milano indaga sulle misure antismog regionali

La procura di Milano ha aperto un fascicolo, per ora senza iscritti nel registro degli indagati, per omissione di atti d’ufficio, contro regione Lombardia e le sue misure antismog. Iniziative ritenute tardive e poco efficaci, che hanno esposto i cittadini lombardi a “un rischio sanitario elevato, prevedibile e evitabile”. Limitazioni al traffico parziali e applicate solo a veicoli vetusti, interventi sul riscaldamento domestico attivati con anni di ritardo e azioni nel settore agricolo solo su base volontaria sono alcuni dei “pannicelli caldi” introdotti dalla Regione. Le conseguenze, lo sforamento dei limiti previsti dalla normativa europea per quanto riguarda Pm10 e Pm2,5, i particolati più pericolosi. Quest’anno, per fare un esempio, i 35 giorni di sforo previsti dall’Europa sono stati raggiunti il 7 marzo. E in futuro potrebbe andare ancora peggio, visto che le nuove direttive europee da poco approvate sono più stringenti e limitano a 18 i giorni di sforamento e a 45 microgrammi per metro cubo, rispetto agli attuali 50, le concentrazioni di inquinanti. Ad attivare i magistrati, un esposto dell’associazione Cittadini per l’aria.
Gloria Pellone è la coordinatrice:
Da palazzo Lombardia al momento nessun commento alla notizia, mentre in consiglio regionale diversi consiglieri di opposizione chiedono a regione un cambio di passo.
Simone Negri, consigliere del Pd:
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