Governo costretto a modificare il decreto ma mostra tutta l’insofferenza per lo stop del Quirinale

Fino alla fine, anche se costretti a modificare la norma contestata, la maggioranza e il governo mostrano l’arroganza di chi non accetta uno stop da parte del Quirinale. Giorgia Meloni difende la norma sui rimpatri, anche se ne preannuncia la modifica, ma Matteo Salvini va oltre e a chi gli chiede un commento ai rilievi del Quirinale, risponde che lui ormai non si stupisce di nulla, come se quelle del Capo dello Stato fossero espressione di un capriccio e non l’esercizio delle sue funzioni. Sergio Mattarella ha bloccato ieri la norma sul compenso agli avvocati sui rimpatri volontari, fare un emendamento che lo cancelli non è possibile per i tempi stretti che non consentono un nuovo passaggio al Senato e perché non ci sarebbero le coperture per l’allargamento della platea a cui dare il compenso, ci sarà quindi un nuovo decreto ad hoc, con il quale si conferma il compenso anche in caso di rifiuto da parte del migrante al rimpatrio, allargando la platea dei beneficiari del compenso anche ai mediatori. Ma pure di fronte a queste modifiche, il parere degli avvocati appare ancora negativo. Il governo assicura che il nuovo provvedimento sarà contestuale, non passeranno quindi molti giorni dal via libera del decreto all’esame ora alla Camera dei deputati, Mattarella dovrebbe teoricamente riceverli entrambi nel giro di poche ore, forse venerdì, ma ciò che accadrà è che il Parlamento domani sarà costretto a votare un decreto incostituzionale, almeno per questa parte contestata, ma la firma dovrà metterla anche il Capo dello Stato, ed è questa la situazione del tutto inedita dei rapporti tra poteri dello Stato, Sergio Mattarella deve accettare l’impegno del governo e della maggioranza a fare immediatamente un decreto che cancella la norma sul compenso, non potendo ottenere un emendamento che lo modifichi già oggi. Un pasticcio creato da Fratelli d’Italia e dalla Lega, ma nello stesso tempo la difficoltà in cui il governo ha posto il Quirinale. L’opposizione non ha potuto fare altro oggi che occupare i banchi del governo per attirare l’attenzione su questo ennesimo strappo istituzionale.
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