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Taranto, città ferita: la chiusura dell’Ilva non ricompone la frattura tra salute e lavoro

02 novembre 2026|Massimo Alberti
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Taranto, Ex Ilva ANSA

Taranto, una città ferita. Da ricostruire non è solo un tessuto economico-ambientale, ma anche sociale. L’Ilva ha lasciato scorie che ci vorrà tempo per bonificare nel terreno e nei cittadini. La fatiscenza della fabbrica è andata di pari passo con l’inquinamento e con un incattivimento del discorso pubblico. Anni di abbandono senza politica, trascurando l’ambiente e la salute e senza preoccuparsi di un futuro per gli operai, hanno polarizzato il discorso soprattutto nei toni.

Fabio Cocco è tra gli operai che l’8 ottobre, prima di andare forse definitivamente in cassa integrazione, ha fatto l’ultima colata dell’altoforno. Ma è anche un cittadino del quartiere Martiri di Tamburi che subisce direttamente l’avvelenamento della fabbrica.

“È come se qualcuno non aspettava altro che di dare… non lo so, sta succedendo una guerra del tutti contro tutti. Cittadini che giustamente da una parte rivendicano la salute, operai dall’altra parte che rivendicano il discorso a livello economico. Quindi ci si punta il dito a vicenda.”

La maggior parte degli operai non vive però a Taranto e questo alimenta la frattura. Oggi dicono: “Non daremo più un soldo alla vostra città”. Il Minibar nel quartiere Tamburi è uno storico crocevia tra operai e cittadini. Ignazio D’Andria lo gestisce da oltre 60 anni. Ha promosso iniziative importanti per la cura oncologica dei bambini di Taranto; dialoghi, incontri, scontri ne ha visti tanti. Oggi la situazione sembra diversa.

“Gli operai non devono arrabbiarsi, non devono essere dalla parte del sentirsi offesi perché tutto sommato l’abbiamo fatto anche per la loro salute.”

“Dare la colpa a loro serve solo…”

“Assolutamente no, ma anche loro sono stati traditi da quel sistema di nascondere i valori di inquinamento in questa città.”

Da una parte i comitati non vogliono più sentir parlare di acciaio e forni elettrici, dall’altra la politica non ha mai saputo costruire un percorso diverso. Se ad oggi per la fabbrica e per Taranto non c’è neppure un’ipotesi di futuro, ricomporre la frattura tra i suoi cittadini e i suoi lavoratori rischia di essere ancora più complicato.

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