Sudafrica, in piazza contro i migranti

“L’ubuntu è sospeso fino a nuovo avviso”. Così aveva annunciato Jacinta Ngobese-Zuma, ex-giornalista che guida il movimento xenofobo March & March. Per giustificare la sua crociata contro gli immigrati è andata a scomodare quello che è uno dei cardini della cultura sudafricana, L’ubuntu, termine bantu, che significa “io sono perché noi siamo”. Oggi i seguaci di March & March si riconoscono meglio nello slogan “Prima i sudafricani”. L’obiettivo dichiarato del movimento è, infatti, l’espulsione di tutti i migranti irregolari, accusati di rubare il lavoro ai sudafricani. March & March ha ordinato loro di lasciare il Paese entro il 30 giugno. Per questo migliaia di persone sono scese per le strade di Pretoria, di Durban, di Johannesburg per chiedere che se ne vadano. Per questo nelle ultime settimane, dopo i ripetuti episodi di violenza che si sono registrati da aprile contro stranieri, quasi 25 mila immigrati hanno lasciato il Sudafrica. L’ultimatum agli immigrati di March & March non ha alcuna base legale e il presidente Cyril Ramaphosa lo ha ribadito. Le autorità, però hanno permesso le manifestazioni xenofobe di oggi e nelle ultime settimane sono aumentati gli arresti e i rimpatri. A novembre si vota per le amministrative e tutti i partiti politici cercano di intercettare il sentimento anti-immigrazione. Lo fanno apertamente i partiti di destra, lo fa, nonostante lo neghi, anche il partito al potere, l’ANC fondato da Nelson Mandela, che guida il Paese ininterrottamente dal 1994. Sullo sfondo restano i reali problemi del Sudafrica, un’altissima disoccupazione giovanile e profonde disuguaglianze sociali: l’humus perfetto per far crescere il risentimento razzista contro gli stranieri.
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